Livorno, 29 maggio 2025 – “Cantacronache che fu?” La storia italiana in musica grazie ai “Cantacronache”. Con il Coro Garibaldi d’Assalto e le compagnie teatrali i Leggendari e Trabagai Teatro, con il supporto di SoCrem Livorno luned 30 maggio alle 21 alla Goldonetta del Teatro Goldoni si terrà lo spettacolo “Parole e Musica per Maria Torrigiani”. “Cantacronache che fu?” è uno spettacolo teatrale che intreccia dialogo, musica e narrazione storica. Al centro c’è Agata, una giovane alla ricerca di storie familiari sul periodo prima e dopo la guerra. I genitori, Elena e Giorgio, inizialmente riluttanti, finiscono per coinvolgersi, assumendo diversi ruoli e raccontando attraverso canzoni e aneddoti la memoria storica del Novecento. Le canzoni – tratte dal repertorio dei Cantacronache e di altri autori legati all’impegno civile – sono il cuore della narrazione. Raccontano episodi di Resistenza, deportazioni, sfruttamento del lavoro, boom economico, ingiustizie sociali e lotte sindacali. Tra i brani dei Cantacronache interpretati: “Oltre il ponte”, “13 milioni di uomini”, “O Gorizia”, “Per i morti di Reggio Emilia”, “Ero un consumatore”, “La zolfara”, “La morte di Anita” e alcune canzoni di chi ha raccolto la loro eredità “Contessa”, “O cara moglie”, “Il testamento di Orso”, fino a composizioni contemporanee come “Sottosopra”. Lo spettacolo sottolinea l’eredità dei Cantacronache – fondati da Calvino, Liberovici, Straniero, Amodei, Eco – che volevano “evadere dall’evasione”, creando canzoni vere, impegnate, contro la musica di consumo. Anche se il gruppo durò solo quattro anni, la loro influenza è stata profonda e ha segnato la musica d’autore italiana. Lo spettacolo-concerto scritto da Ephraim Pepe e Diego Luschi, nasce da una ricerca di Maria Grazia Fontani, e è dedicato a Maria Torrigiani, a un anno dalla sua scomparsa, per questo l’ingresso in Goldonetta sarà libero. Questa scelta nasce dal fatto che Maria Torrigiani ebbe dei contatti con l’ambiente dei Cantacronache, con cui rimase in contatto per molto tempo, e alcune delle canzoni che sono state messe in scaletta sono state studiate dal coro proprio con la direzione di Maria. Durante lo spettacolo ci sarà anche un ospite d’eccezione, il cantautore Davide Giromini che interpreterà con il coro la sua canzone “Sottosopra”. Ecco un ricordo di Pardo Fornaciari su Maria Torrigiani: “Con Maria giocavamo da piccini ai giochi che fanno i bimbi mentre il fratellino gattonava a quattro zampe e cercava di fregarci i nostri ruzzini. Si giocava lì per terra, cosa vietatissima in casa mia, ma non dai Torrigiani, e per me era una scoperta libertaria. Più tardi Pippo il fratellino sarebbe diventato inseparabile compagno di giochi, e quando la sua mamma si arrabbiava per la troppa confusione che si faceva lui era redarguito sussiegosamente col nome composito di Pier Riccardo com’era segnato alll’anagrafe, mentre a me non m’è mai toccato di sentirmi chiamare Paolo Edoardo, come c’è scritto sulla mia carta di identità. Sono stato sempre Pardo, ed un altro ricordo tenero è che Maria non ha mai ironizzato su questo mio soprannome, a differenza di tanti altri, adulti e bimbetti. Più grandicelli ci siamo ritrovati alla scuola musicale Pietro Mascagni aperta dal comune (su iniziativa del maestro Cesare Chiti) all’ultimo piano della Casa della Cultura, recentemente rinominata, rievocando la sua presunta originaria funzione, Cisternino di Città, tanto per conservare l’acronimo CdC. Una leggerezza: l’edificio, mal progettato, non ha mai funzionato da cisterna d’acqua. Là, dopo l’anno preparatorio di solfeggio, Maria cominciò col violino, io col violoncello. I nostri discorsi si facevano più seri, più attenti soprattutto alla musica classica : la nostra paideia musicale è cominciata in questo modo, ed è anche continuata così. Ancora da vecchi abbiamo continuato ad ascoltare brani classici e sfidarci ad individuarne l’autore o il titolo. Al seguito dei miei genitori insegnanti andai a Carrara ed abbandonai gli studi musicali ; quando rientrai dalla migrazione ci ritrovammo, con Maria. Avevamo 11-12 anni e i nostri discorsi si facevano più specialistici, più, come dire, ricercati. I nostri genitori, soprattutto Giovanna Giacomelli la mamma di Maria, ci orientavano a disdegnare le canzonette sanremesi, per apprezzare le creazioni dei Cantacronache. La nostra formazione canora molto orientata al canto sociale e di protesta principiò così; Maria integrò questo aspetto con le canzoncine che imparava dalla sua tata Asia, che più tardi avrebbero costituito un tesoro di conoscenze che sapeva riproporre nelle più varie occasioni, con la splendida voce che le era maturata, destinata ad incantare, tra gli altri, Ivan della Mea. Imparavamo le canzoni ad orecchio, integrando solo episodicamente le nostre rade conoscenze musicali ereditate dalla Scuola Mascagni strimpellando chitarre con la sua cugina prediletta Maria Eleonora detta Marinò ; loro due hanno affinato la loro tecnica chitarristica, io no. Ci si trovava a casa mia o a casa Torrigiani, a cantare insieme le canzoni che apprendevamo par choeur ascoltando i 45 giri sui girabacchini di allora. Erano i Dischi del Sole, dei 45 giri che hanno contribuito in modo essenziale a diffondere tanti canti della Resistenza che altrimenti sarebbero rimasti confinati alle cerchie ristrette di coloro che l’avevan cantati durante (e dopo) la lotta clandestina. Le voci di Margot e Caterina Bueno hanno ammaestrato Maria, ma quelle di anche Fausto Amodei e Michele Straniero, di cui ricordo un concerto alla Casa della Cultura dagli esiti, come dire, storici : decidemmo definitivamente che quella sarebbe stata la nostra strada, e col Coro di Nuova Resistenza, di cui la voce solista di Maria fu il caposaldo, partecipammo sotto la veste del Gruppo 10 alle celebrazioni del Ventennale della Resistenza, a partire dall’autunno del 1963. Il resto, lo raccontino altri : per conto mio, grazie a Toscana Folk non son più condannato a conservare da solo il tenero ricordo di Maria”.













