Livorno, 16 ottobre 2025 – Niente più Vernacoliere, la notizia sta affliggendo migliaia di fan a Livorno e fuori. Nessuno se lo aspettava, la nostra città rischia di perdere un vero e proprio “mito” che ha contribuito a formare e diffondere la nostra tanto amata “livornesità”. Sarà un addio per sempre? Si può fare qualcosa? Già in molti rappresentanti politici e intellettuali hanno espresso tutto il loro dolore. Noi siamo andati ad intervistare un “vero” livornese doc, uno di quelli che a tutti gli effetti ha dato lustro alla città di Livorno in ambito nazionale, come ha fatto il Vernacoliere, interpretando proprio quel concetto di “livornesità” che ci è tanto caro e che è strettamente legato al giornale satirico, nel migliore dei modi. Abbiamo chiesto a Davide Ballantini di dirci la sua, il noto imitatore livornese, ex conduttore della fortunata serie Striscia la Notizia su Canale 5, attore di successo al fianco di Benvenuti, Pieraccioni e con Virzì ne La Prima Cosa Bella e da qualche anno pittore di successo, dimostrando una grandissima sensibilità oltre oltre allo spirito comico.
Come faremo, Dario, senza Vernacoliere?
Senza Vernacoliere faremo male perché era l’unico giornale davvero indipendente da influenze esterne o private e con la sua pungente satira faceva sempre esattamente il punto della situazione.
Sappiamo che sei un grande amico del Vernacoliere, a chi sei più legato?
In realtà non sono mai entrato al Vernacoliere come collaboratore ma sono molto affezionato a Mario Cardinali con il quale abbiamo fatto due epiche serate durante la festa del giornale in cui lui mi ha intervistato improvvisando tutto insieme. Sono molto legato a Max greggio, uno dei suoi fondatori, nonché autore storico di Striscia la Notizia che è anche lo scopritore di David Lubrano, altro autore storico del Vernacoliere, di Striscia e di tanti comici, ambedue anche disegnatori. Poi sono amico anche di Andrea Camerini, altrettanto bravo disegnatore d’autore ed apprezzo ed ho sempre apprezzato le qualità artistiche di Federico Maria Sardelli.
Il Vernacoliere ci lega a ricordi che per molti livornesi risalgono all’infanzia, Cardinali ha parlato della spazzatura sui social. Cosa è cambiato secondo te per le nuove generazioni, e il Vernacoliere tornerà in edicola o tutto andrà perso?
Mi auguro che non vada perso, ma ci vorrebbe una cordata culturale che l’aiutasse perché non credo che mai accetterebbe sponsor.
Questioni economiche e questioni editoriali, la statira del Vernacoliere ha sempre attaccato con forza la politica italiana, soprattutto quella di destra e la Chiesa, ma il Vernacoliere ha sempre avuto tantissimi fan anche fuori di Livorno. Perché credi non sia possibile raccogliere un po’ di soldi per il Vernacoliere?
Non è successo nulla, è solo che in questa crisi editoriale che riguarda tutta la carta stampata, un giornale che non accetta sponsor e quindi non è aiutato economicamente fa per forza fatica…dovrebbe essere come una riserva indiana protetta.
Molte riviste continuano le loro pubblicazioni, al Vernacoliere che è successo? Credi che sia possibile farlo tornare in edicola?
La vedo poco probabile per i motivi suddetti.
Ti senti con Sardelli? Grazie alla sua notorietà forse sarebbe più facile fare qualcosa per il Vernacoliere, che ne pensi?
Non ci sentiamo perché apparteniamo a mondi diversi, però ci siamo incontrati in occasione della mostra di suo padre, Marc, che reputo un grande pittore e acquarellista, e ci è venuto il desiderio di cambiare in meglio la città dal punto di vista estetico per quanto riguarda l’urbanistica, il decoro e la valorizzazione artistica, però, come al solito è sempre difficile frequentarsi tra colleghi.











