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Pierburg, lavoratori in mobilitazione permanente: chiesto un tavolo di crisi nazionale

Livorno, 16 ottobre 2025 – I lavoratori dello stabilimento Pierburg (Rheinmetall) di Livorno hanno dichiarato lo stato di mobilitazione permanente in risposta all’annunciata cessione del settore automotive del gruppo tedesco. La decisione è arrivata al termine dell’assemblea di fabbrica, che ha approvato all’unanimità (con due astenuti) un ordine del giorno in cui si esprimono forte preoccupazione e contrarietà all’operazione.

Secondo le indiscrezioni, la vendita potrebbe coinvolgere solo alcuni siti, tra cui quello livornese, restando esclusi quelli tedeschi e francesi. Una prospettiva che i lavoratori giudicano penalizzante per l’Italia e che “prefigura uno spezzatino industriale inaccettabile”.

Nel documento approvato, l’assemblea denuncia il rischio che la ristrutturazione venga scaricata sui dipendenti, nonostante i profitti del gruppo, e la “totale mancanza di trasparenza” sull’identità del potenziale acquirente. I lavoratori chiedono che Rheinmetall chiarisca subito le motivazioni industriali della cessione, presenti un piano dettagliato del nuovo acquirente con garanzie vincolanti e assicuri la piena tutela dei posti di lavoro, inclusi i somministrati, oltre al mantenimento della contrattazione integrativa.

La RSU e la Fiom-Cgil si sono rivolte alle istituzioni – Comune di Livorno, Regione Toscana e Governo – chiedendo l’apertura urgente di un tavolo di crisi nazionale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per verificare la trasparenza dell’operazione e salvaguardare un presidio produttivo considerato strategico per il Paese.

L’assemblea ha inoltre dato mandato alla RSU e alla Fiom di costruire un coordinamento nazionale con gli altri stabilimenti italiani del gruppo, organizzare presìdi e iniziative pubbliche e mantenere alta l’attenzione sul futuro dello stabilimento.

«Se l’azienda intende voltare le spalle a chi ha prodotto ricchezza per suo conto – si legge nel documento – si assuma fino in fondo l’onere sociale e industriale della transizione. In caso contrario, garantisca la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento di Livorno».