
di Lorenzo Palma
Livorno è sempre stata patria di grandi atleti, in particolare la nostra città ha modellato numerosi campioni di scherma. Irene Vecchi è una di loro, plurimedagliata nei campionati Mondiali, Europei e Nazionali nell’arco di una carriera ormai ventennale, quest’anno si è presa qualche mese di riposo per la nascita di sua figlia
Buongiorno, prima di tutto voglio fare i complimenti a te e tuo marito Marco Ciari per la nascita di tua figlia. Voglio farti una domanda, ovvia ma che viene naturale: come riuscite a coniugare gli impegni legati ai figli a quelli in pedana?
Ho finito la maternità ora, diciamo che non è facile perché facciamo entrambi lo stesso lavoro, lui è tecnico per le fiamme oro, non è stato facile soprattutto con Gregorio, il primo, perché a volte ci incrociavamo a casa e basta pur di non lasciarlo solo ma siamo comunque stipendiati per fare questo. L’aiuto della famiglia è stato fondamentale perché non avremmo potuto fare altrimenti, le babysitter che abbiamo avuto all’inizio ci hanno abbandonato dopo poco perché non riuscivano a starci dietro non avendo un orario prestabilito, non so come ma in qualche maniera ce l’abbiamo fatta. Con due ragazzi sarà tosta però vedremo come organizzare, passo dopo passo.
Come è stato negli anni il rapporto coi tuoi genitori, come si è evoluto?
I miei genitori sono stati fondamentali, l’aut-aut era la scuola, se andavo bene potevo fare quello che volevo, poi l’università me la sono gestita in maniera più autonoma. Loro volevano solo che mi divertissi, questa è stata la mia fortuna, che vincessi o perdessi a casa era festa lo stesso, non ho mai subito questo carico. Poi quando mi sono trasferita a Roma mi hanno supportato da lontano e quando è nato Gregorio la mia mamma è stata la mia roccia, si è praticamente trasferita a casa con me, senza di lei non ce l’avrei mai fatta. La mamma è sempre la mamma, nei momenti di difficoltà è la miglior spalla che potessi avere, anche i miei suoceri sono stati fantastici, non avrei potuto farlo altrimenti. Con la mia mamma ho un bellissimo rapporto, se non ci fosse stata lei non avrei potuto fare quella scelta di ricominciare e rincorrere il sogno di un’altra olimpiade.
Passando allo sport praticato, la tua specialità è la sciabola. Se tu dovessi spiegarlo ad un profano come me, come si arriva a scegliere verso quale strada incamminarsi?
Secondo me non sei tu a scegliere ma sei tu ad essere scelto. Può essere amore a prima vista, può essere un’indole caratteriale però diciamo che se mi conosci non ho proprio le peculiarità di uno sciabolatore che in genere è più guascone, io sono molto più introversa, sono l’anti-sciabola da questa prospettiva però con me è stato amore a prima vista, quando ti butti giù la maschera diventi tutt’uno con l’arma, la senti tua, è stata lei a scegliere me. Mi ci sono ritrovata un po’ per caso, ho cominciato da fiorettista, poi piano piano per casualità ho provato anche la sciabola, facevo tutti e due ma poi la decisione in base ai risultati è stata facile. Con la sciabola è stato amore a prima vista ma non solo, proprio con la scherma in generale. Poi sono discipline diverse, il fioretto è per persone più attendiste, più logorroiche le chiamano, ma alla fine tutti possono fare tutto, il tempo, la distanza e la misura valgono per tutte le armi, poi sta a te scegliere quella che senti più tua.
Dopo tanti anni di carriera, qual è la tua più grande soddisfazione sportiva? Dal punto di vista sportivo e personale
Quando siamo tornati dal Mondiale del 2017 (disputato a Leipzig, Germania n.d.r.) sono tornata a casa a pezzi: abbiamo vinto la gara a squadre ma quel bronzo individuale aveva avuto un sapore pesante per me perché, nonostante abbia perso la semifinale praticamente buttandola, tornare sul podio dopo tanto qualche anno è stata un’emozione unica che vivo ancora oggi. Un momento invece che mi ha segnato particolarmente è quando a luglio scorso sono entrata al Grand Palais per la prima volta dal Mondiale del 2010, ero una bambina praticamente, me lo ricordo ancora: avevo 39 di febbre, una roba da paura. Dopo 14 anni con un figlio, la stessa scenografia, rivederlo con le pedane da scherma, risapermi su un’altra pedana olimpica… mi sono commossa, non era il giorno della gara, ero solo andata lì a vederlo. In quel momento lì, cosa che mi capita raramente di dirmi, mi sono sentita orgogliosa ed emozionata di aver fatto un percorso lungo e montare su quella pedana mi dava l’emozione di dire dopo 14 anni sono qui ancora una volta.
Sei molto legata al circolo FIDES, quali ricordi porti con te?
Sono parte del Gruppo Sportivo della Guardia di Finanza che è una casa, una famiglia davvero. Da quando sono diventata mamma i miei vertici, i miei generali, mi sono sempre stati vicini, mi sento orgogliosa da questo punto di vista. Le mie società civili sono state il Fides e il Frascati Scherma, una più bella dell’altra. Quando entri al Fides senti la storia che trasuda dalle pareti ed è un po’ una spada di Damocle che ti porti. Mi ricordo ancora i primi giorni che entrai, ti fa pensare a qualcosa di storico ma anche a così tanti campioni che hanno vinto tante medaglie olimpiche, sapere che è la società più medagliata al mondo di tutti gli sport ti inorgoglisce, farne parte è un’emozione. Mi sento totalmente livornese, vedere campioni che ti passano davanti ti dà qualcosa in più: Andrea Baldini, Aldo Montano, Ilaria Bianco, ti fa dire ce la voglio fare anche io ma allo stesso tempo di dà aria di famiglia, hai lì il tuo cerchio di amici. Frascati è stata una seconda casa, anche loro negli otto anni sono stati una famiglia, non mi hanno mai fatto sentire un’estranea, dal mio maestro Andrea Aquili a venire giù mi hanno fatto tutti sentire a casa.
Abbiamo parlato del FIDES quindi mi viene naturale chiederti del tuo rapporto, del legame con la città di Livorno
Livorno è Livorno. Ricordo che quando ci allenavamo qui, andavamo sul mare a mangiare un panino tra un allenamento e l’altro, anche solo respirare l’aria di mare ti dà sollievo, ti rilassa dopo una giornataccia. C’è la mia casa, la mia famiglia, i miei figli cresceranno qui, sono nati entrambi qui. Ho fatto tutta la gravidanza di Gregorio a Roma ma è nato qui… Ad insistere su questo però è stato più mio marito che me, però oggettivamente casa e casa. Lo scoglio è lo scoglio, ti senti di scoglio fin da quando nasci, se nasci sugli scogli è difficile che ti piaccia la sabbia.
Cosa pensi dell’avanzamento tecnologico nelle tecniche di analisi antidoping, che a mio avviso sta portando ad una direzione che va molto più verso la colpevolizzazione di chi subisce contaminazioni piuttosto che la lotta all’illegalità.
Io credo che il doping vada sanzionato in qualsiasi momento, ovvio che ci sono vari gradi ma non spetta a me giudicarlo, sono sempre stata sottoposta a controlli, avevo un orario quotidiano in cui potevano venirmi a controllare ed è successo spesso. La scherma è uno sport in cui il doping esiste perché è successo ma il fisico non è fondamentale, se sei bravo puoi sopperire in qualche maniera, io da sportiva non posso che dirti che lo condanno. Devi essere bravi perché poi l’involontarietà è dietro l’angolo, basta una baggianata, è un mondo che ha un’apertura ma non ha una fine.
Chiudiamo guardando avanti, obbiettivi sportivi a medio-lungo termine? A che competizione stai guardando in questo momento?
Nella vita tutto quello che ho detto che non avrei fatto alla fine l’ho fatto, ormai vivo giorno dopo giorno, vediamo. Sicuramente ci saranno i campionati italiani assoluti a fine anno, l’obbiettivo è riuscire a fare le prove, rimettermi in forma, vedere se mi ricordo ancora come si faccia. I miei bimbi fanno parte della mia vita e non posso nasconderti che loro sono la priorità di tutto, Gregorio e Giulia.










