Livorno, 12 gennaio 2026 – Chiusa la mostra di Fattori con più di 42 mila presenze. Con questo risultato la mostra di villa Mimbelli si assegna il secondo posto nella classifica degli eventi dopo la mostra di Modigliani superando le altre due discusse mostre del nuovo museo della Città in piazza del Luogo Pio, Banksy e Leonardo. A sottolinearlo è lo stesso Luca Salvetti in un post su Facebook in questa giornata. Da quando l’avvocato di Marc Restellini tuonò “Il Comune di Livorno per la mostra di Modigliani doveva solo tagliare il nastro, di nastri Salvetti ne ha tagliati molti altri. E proprio forse da quest’episodio è stato coniato dai detrattori il suo pseudonimo “taglia nastri”. “Abbiamo dovuto fare tutto noi, dagli alberghi per i giornalisti alle assicurazioni delle opere” rimarcava il legale di Restellini quando fu aperta la questione della ritenuta d’acconto e dell’inchiesta della Guardia di Finanza. E da Parigi nel frattempo Restellini, altrettanto arrabbiato, se la prendeva con Andrea Romiti, ex consigliere di Fratelli d’Italia, che dopo l’accesso agli atti in Consiglio, fece querela. L’Institute Restellini si fece pagare su un conto a Dubai, come per mettere una “ciliegiona” sulla torta e sulla questione, terminata con i contribuenti livornesi che hanno alla fine dovuto pagare il conto all’istituto parigino del già citato Restellini, detentore dell’archivio Modigliani, la multa alla Guardia di Finanza, anche se in forma ridotta, e ovviamente il prezzo del biglietto. I soliti italiani.
“Meglio di Bansky e Leonardo”
Da quel momento malino Bansky e Leonardo, organizzate con un’agenzia di Torino con presidente un vecchio senatore storico, del Partito Comunista Italiano. Mostre anche interessanti, considerati i soggetti ma organizzate un po’ “a forza”, senza una proprietà intellettuale consequenziale e direttamente proporzionale alle preferenze dei livornesi, per tradurre. I già citati livornesi infatti hanno tutto il diritto di scegliere e di valutare il proprio livello, che deve essere alto. Su questo, le brutte figure da disoccupati all’Ardenza possono anche evaporare tra un infradito e una nuvola di sigaretta elettronica, ma a Parigi e a New York sono terremoti. Perché la Toscana e detto per inciso anche l’Italia, per molti versi sono ferme al Rinascimento e al Medio Evo e senza Livorno non vanno da nessuna parte, per l’arte contemporanea, l’ottocento, l’illuminismo, il settecento, il protocapitalismo, la Livorno delle Nazioni, i “dollari” dei migranti di allora quando Livorno era la Manhattan di Firenze, con tutte le torri in mare e la libertà delle Livornine. Per arrivare al seicento ci si ferma con il barocco perché ci sarebbe altro ancora, la letteratura, la stampa e l’architettura. E hai detto niente. Certo è quindi che a Livorno si può ripartire da zero, come fanno tutti. Lo mostra di Fattori lo dimostra, sono cose nostre, le abbiamo noi. C’è anche il Mascagni Festival e la rete nazionale del Donizetti e del Verdi con le quali non si può fare brutta figura. Quindi in “rete”, come a Reggio Emilia e con la Biennale del Mare, fino in Europa. “Siamo tutti sulla stessa barca” cantava Rino Gaetano qualche anno fa e Salvetti per lo meno se ne è accorto. È non è da poco, visto che il sonno durava almeno da una cinquantina d’anni ma chissà, anche oltre, ormai è materia di studio. Quindi conviene fare finta niente e ripartire, tanto il conto delle occasioni perse è nutrito, l’unico errore che si può connettere adesso è di continuare a sbagliare. Nessuno se lo può perm,ettere, perché oltre alle “reti” amiche esiste anche la concorrenza. L’ottocento sta tornando di moda, a Pisa con la Belle Èpoque italiana (metà delle opere sono livornesi appunto) e in tutto il mondo. Fattori è il nostro Cézanne, o il nostro Monet, ma anche Renoir, e oltre a Fattori ci sono anche Tommasi, Corcos, Müller, Cappiello, che sono i nostri piccoli Lautrec e Pizarro, fino a Natali e all’arte contemporanea. Si tratta solo di scegliere. La sede espositiva dei Bottoni dell’Olio è uno spazio che si può confermare a qualsiasi livello, poi c’è il nuovo allestimento di villa Mimbelli e il balletto delle nomine dei curatori, questione capitata dopo le dimissioni di Simone Lenzi, tanto per parlare ancora di politica. Angela Rafanelli rappresenta bene questa maturazione culturale di Livorno, un atteggiamento veramente “futurista” e molto difficile come ben tutti sanno, poiché gli ambienti culturali sono da sempre in Italia e in Toscana molto obsoleti. Un ringiovamento, un cambiamento, una skill tecnica superiore rispetto ad un approccio sapienziale allo studio (Lenzi era comunque preparatissimo). E quindi l’applauso è tutto per la nuova assessora e per Salvetti per la politica del fare. Si diceva, il rischio adesso sale, come sale la posta. Nel frattempo meno contenti saranno i vecchi vertici di chi gestiva prima, c’è da capirli in fondo. Al Museo della Città ora si Parla di Picasso e di altri artisti dello stesso calibro e farà piacere se questa volta sarà una mostra davvero livornese, tutta nostra, come quella di Fattori.
Si è chiusa la mostra dedicata a Giovanni Fattori e si è chiusa tagliando un traguardo straordinariamente bello.
Sono state 42.123 le persone che hanno visitato il museo e visto l’esposizione. Dopo la mostra di Modigliani del 2019 quello di Fattori diventa il secondo evento calturale con più visitatori nella storia della nostra città superando Banksy e Leonardo.













