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Al via i restauri della Chiesa di Santa Maria della Spina

Termineranno a settembre, costo 175 mila euro

Pisa, 2 aprile 2026 – Saranno recuperati i portoni lignei e le vetrate artistiche, verranno ripulite le superfici marmoree esterne e interne, le caratteristiche guglie piramidali e saranno consolidate le strutture del soffitto, comprese le travi in legno, per una spesa totale di 175 mila euro, di cui 115 mila a carico della Fondazione Pisa e il restante a carico dell’amministrazione comunale. I lavori di restauro saranno a carico della ditta Restauro Italia di Camaiore e dovrebbero concludersi a settembre. Per la chiesa gotica pisana di Santa Maria della Spina, un gioiello unico per la storia, l’arte e il turismo a Pisa, seppure di dimensioni limitate, data l’avventurosa storiografia e il pregio delle opere contenute all’interno, si tratta un restauro molto importante e atteso da tempo: “È un intervento completo – afferma l’assessore alla cultura Filippo Bedini – partiamo dalle superfici esterne, ma i lavori interesseranno anche le vetrate, i portoni e le parti interne dove sono state riscontrate infiltrazioni. A differenza dei precedenti restauri, si interverrà su tutta la superficie dell’edificio, comprese le guglie che ornano il tetto, che necessitavano di un’operazione di pulitura e manutenzione non più rinviabile. Il progetto affronta inoltre le criticità legate al sistema di deflusso delle acque, con un’azione complessiva di messa in sicurezza e conservazione della copertura dell’edificio. Lavoro reso possibile anche grazie al contributo della Fondazione Pisa e al sostegno dell‘Inner Wheel club di Pisa, che ha manifestato l’intenzione di finanziare il restauro di uno dei portoni. Stiamo lavorando per reperire risorse ulteriori, con l’obiettivo di completare l’intervento recuperando anche gli arredi storici della chiesa come le panche e gli inginocchiatoi che una volta restaurati potranno tornare ad arricchire l’interno della chiesa”.

La storia della chiesa di Santa Maria della Spina

La chiesa di Santa Maria della Spina, costruita su ordine dell’antica famiglia pisana dei Gualandi, è databile intorno al 1182, anno di costruzione del ponte Novo, poi andato distrutto nel 1400. Eretta in stile gotico, presenta una facciata composta da tre frontoni triangolari all’interno dei quali si trovano le pregiate statue in marmo dell’Annunciazione e del Redentore della scuola di Andrea Pisano. Un’altra preziosa opera, sempre in marmo è la Madonna col Bambino e Angeli di Giovanni Pisano, posta sull’edicola centrale della facciata. Ancora altre opere in marmo si presentano sul lato raffiguranti Cristo e gli Apostoli. Caratteristiche le alte guglie e la Madonna con Bambino e Angeli di Nino Pisano. L’interno si presenta in un unico ambiente decorato in marmi bicromi, l’altare è decorato dal dipinto della Madonna della Rosa di Andrea Pisano (1343-1348) posta fra i Santi Pietro e Giovanni Battista, di Nino e Tommaso Pisano. Sul lato opposto una copia della Madonna del Latte di Andrea Pisano (1343-1348), icona della città, di cui l’originale è conservata oggi al Museo Nazionale di San Matteo. In antichità la chiesa si trovava quattro metri sotto il livello attuale, sulla riva dell’Arno ed aveva un altro nome, Santa Maria a Pontenovo. Nel 1325 furono intrapresi i lavori che la portarono ad assumere le forme gotiche che ancora oggi possiamo oggi. Il nome Spina deriva dalla reliquia della spina della corona di Cristo presente al suo interno dal 1333, lasciata alla famiglia Longhi da un facoltoso mercante e donata in seguito al piccolo oratorio (oggi la reliquia si trova nella chiesa di Santa Chiara). La chiesa è di proprietà del Comune di Pisa ed è sede di mostre temporanee. Nel 1871, a causa dei costanti danni causati dalle esondazioni dell’Arno, la chiesa fu completamente smontata e rimontata nel luogo dove la vediamo oggi. Un’operazione che sconvolse la critica del secolo, che si scatenò in attacchi feroci (e forse ben mirati). L’architetto che operò tale trasformazione fu Vincenzo Micheli, con il benestare della commissione dell’Accademia delle belle arti di Pisa. I lavori durarono fino al 1884. Nel corso dei lavori, la Spina venne riedificata su 3 gradini, le sue pareti alzate di un metro, le sculture originali sostituite con calchi (gli originali sono oggi conservati al Museo di San Matteo) e la sagrestia, un tempo rivolta verso l’Arno, distrutta e mai ricostruita. Durante il suo soggiorno a Pisa, John Ruskin (1819-1900), scrittore, poeta, pittore e critico d’arte inglese, manifestò apertamente il suo dissenso nei confronti dello smantellamento e della ricostruzione della chiesa facendo roteare il suo bastone in aria. La prima delle frequenti visite a Pisa di Ruskin risale all’autunno del 1840.

Alcune citazioni illustri:

Il fiume di Dante era trasfigurato, fulvido di fulgore come la riviera accesa dal riso di Beatrice, colmo fino all’orlo come una plenitudine sempiterna che non avesse foce ma origine nel mare e tutta si versasse nel cuore della città pietosa inginocchiata presso l’urna quadrilunga ov’ella custodisce pei secoli un pugno di terra santa. – Madonna Pisa!
Obbedì a quel sospiro il grande airone sormontando la fiumana rosea. – Madonna Pisa della Spina Ardente!
Una chiara pace era nell’aria; ma il petto dell’amante si gonfiava d’un fervore grave come un affanno. In tutta quella luce di gaudio pareva ch’ella sentisse la spina di passione custodita nel tabernacolo di marmo e di preghiera sospeso su la ripa, e che il suo sangue ravvivasse la reliquia. Ella non poteva più tenere l’anima nel serrame delle sue ossa, tanto il rapimento era forte…

Gabriele D’Annunzio, Forse che sì, forse che no, 1910

La piccolezza delle dimensioni, la squisita esecuzione e proporzione della costruzione giustificano, forse, l’ingenua esclamazione di una finissima signora inglese molto ricca che di fronte alla chiesa della Spina disse a suo marito: “Ti prego, amore, comprami questo piccolo oggetto bellissimo e portiamolo con noi, desidererei metterlo nel nostro giardino…

Marguerite Blessington, The idler in Italy, 1839