
Firenze, 22 aprile 2026 – I porti italiani confermano la loro centralità nello scenario criminale con un evento criminoso ogni tre giorni, 131 in totale, per il più 14 per cento dal 2024-2026. Lo rivela il rapporto dell’associazione Libera Contro Le Mafie intitolato “Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre”, curato da Francesca Rispoli, Marco Antonelli e Peppe Ruggiero, presentato nella giornata di oggi a Firenze. I numeri si basano sulla rielaborazione dei dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNAA, dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanzia.
Porto di Livorno hub della cocaina
Al porto di Livorno viene dedicato un focus speciale, un vero e proprio hub della cocaina. Dagli inizi degli anni duemila fino alla fine del 2025, è emersa una prevalenza dell’utilizzo del porto livornese per la conduzione di traffici illeciti, traffico di prodotti contraffatti, contrabbando, traffico di rifiuti e traffico di stupefacenti. Dal 2011 al 2024 sono stati sequestrati 7.818 kg di cocaina, il 74% in tutta la Toscana. Le inchieste segnalano la presenza in Toscana della ‘ndrangheta e di gruppi di origine albanese per il recupero dello stupefacente. “Il porto di Livorno – dichiara Marco Antonelli, tra i curatori del Rapporto – è diventato, nel tempo, un nodo centrale nelle dinamiche criminali nazionali e internazionali, in particolar modo nel mercato internazionale della cocaina”. Nel 2020 è stato palcoscenico del sequestro più ingente dell’anno e uno dei maggiori degli ultimi decenni (circa 3.300 kg di cocaina), ed è risultato il secondo scalo, dietro Gioia Tauro, per l’ammontare complessivo della cocaina intercettata nell’arco dell’anno solare. “Il porto di Livorno – commenta Rispoli – è diventato, nel tempo, un nodo centrale nelle dinamiche criminali nazionali e internazionali, in particolar modo nel mercato internazionale della cocaina. L’analisi delle fonti istituzionali e giudiziarie mostra uno scalo utilizzato non solo come punto di arrivo, ma anche come spazio di transito e sperimentazione operativa. Emergono reti criminali transnazionali flessibili, capaci di adattarsi alle opportunità offerte dalla logistica portuale e di intrecciarsi con segmenti della filiera legale. Al centro di queste dinamiche vi sono l’accesso allo spazio portuale, il ruolo degli intermediari e la professionalizzazione delle squadre di recupero”. Narcotraffico, “più del 98% dei proventi non è tracciato”, dice il procuratore olandese Lucas. Nel rapporto si sottolinea uno degli aspetti più influenti, cioè “la crescente internazionalizzazione, che riguarda sia i traffici sia la composizione degli attori coinvolti”: intorno al porto di Livorno agiscono sia uomini legati alla ‘ndrangheta, referenti per l’organizzazione di importazioni dal Sud America, che gruppi albanesi attivi in funzioni di coordinamento operativo e di recupero della merce. “Il traffico di cocaina che attraversa Livorno non si presenta infatti come un fenomeno omogeneo, né riconducibile a un unico modello operativo – è l’analisi di Libera –. Le rotte di provenienza, le tipologie di merci utilizzate come copertura, le tecniche di occultamento e i quantitativi movimentati variano sensibilmente, adattandosi di volta in volta alle condizioni logistiche, alle risorse disponibili e al grado di controllo percepito. A questa pluralità di modalità corrisponde una molteplicità di attori coinvolti, collocati lungo una filiera che intreccia segmenti legali e segmenti criminali, e che richiede competenze differenziate in ogni fase del traffico”. risultati della ricerca suggeriscono che le politiche di prevenzione e contrasto non possano essere limitate a un controllo puntuale dello spazio portuale, ma debbano tenere conto dell’intera rotta delle merci e delle vulnerabilità che si producono lungo l’interfaccia tra porto, retroporto e filiera logistica globale – si legge nel rapporto –. In conclusione, il porto non appare solo come un luogo di transito delle merci, ma come uno spazio sociale e istituzionale in cui si concentrano vulnerabilità, responsabilità e possibilità di intervento. Comprendere queste dinamiche diventa quindi un passaggio necessario per rafforzare strategie di prevenzione e contrasto che siano all’altezza della complessità dei traffici contemporanei”. Nel corso della presentazione a Firenze, Giulia Bartolini, referente di Libera Toscana, ha affermato che “le istituzioni e le forze dell’ordine devono continuare ad indagare, devono continuare a fare il lavoro che stanno facendo. La Toscana non è una terra di mafia ma è una terra dove la mafia fa i propri investimenti. I dati su Livorno ci dicono che ci sono dei fenomeni corruttivi all’interno delle autorità portuali e di chi lavora all’interno del porto”. La vicepresidente della Regione Toscana Bintou Mia Diop ha aggiunto che “il problema del porto di Livorno tocca tutti i luoghi portuali, che possono essere terreno fertile per le organizzazioni criminali”.
Il rapporto nazionale di Libera: i numeri
Si contano negli ultimi 4 anni, dal 2022-2025, 496 eventi criminali nei porti italiani, uno ogni tre giorni. Nel trentennio 1994-2024, sono stati censiti 113 clan attivi in attività illegali e legali, che operano su 71 porti italiani da Nord al Sud. “Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti – dichiara Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera al Fatto Quotidiano – sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio. Non solo. Sono luoghi in cui si manifestano forme di corruzione, dove si giocano partite economiche e politiche rilevanti, dove si costruiscono relazioni e poteri”. Il record 2025 si registra a Civitavecchia, con 14 episodi criminali rispetto ai 4 registrati nel 2024. Seguono i Ancona e Gioia Tauro con 13 e Genova con 12. Quindi Trieste, da 7 a 9 casi, Olbia, da 4 a 7, e Brindisi, da 5 a 6. Le Marche registrano 16 episodi criminosi. Seguono Calabria, Lazio, Sardegna e Liguria con 15 casi ciascuna, Puglia e Sicilia con 14. Il 56% dei casi, riguarda l’importazione di merci o prodotti. Il 10% è relativo a esportazioni illegali, l’11% riguarda sequestri di merce in transito. Il traffico di stupefacenti in testa con 40 eventi, circa il 31,5% del totale. Seguono il traffico di prodotti contraffatti, con 34 casi per il 26,8% e il contrabbando, che con 29 eventi, per il 22%. Dal 2022 al 2025 53 porti italiani hanno registrato episodi di illegalità. La classifica vede al primo posto Genova, con 49 episodi (9,8% del totale), seguita da Livorno con 42 casi (8,4%) e Ancona con 40 eventi (8%). Al quarto posto Civitavecchia, con 32 episodi (6,4%), poi Gioia Tauro e Trieste, con 27 casi. Seguono Palermo, con 25 eventi, Brindisi con 23, Napoli e Salerno con 21. A livello regionale la Liguria registra il 16,1% degli eventi criminali (80), seguita dalla Sicilia con il 14,7% (73 eventi), e dalla Campania con il 9,9% (49 eventi). Al quarto posto la Puglia, con 46 casi, seguita a pari merito dalle Marche e dalla Toscana, con 43 eventi, corrispondenti all’8,7% del totale.
Una fotografia allarmante
Un quadro allarmante emerge dal rapporto, con un porto su cinque interessato dai fenomeni mafiosi, 113 clan coinvolti e 71 porti coinvolti, di cui 38 di rilevanza nazionale. All’interno delle Autorità Portuali si registrano 45 episodi di corruzione.












