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Marcellino Ittieri, grande medico livornese, salvò la città dalla peste

Gli studi del genealogista Matteo Giunti

Livorno, 22 maggio 2026 – Livorno ingrata oppure poco attenta, se nel Rinascimento il nostro porto diventò uno dei più ricchi d’Europa e la città divenne una delle più importanti, forse lo dobbiamo ad un grande medico, Marcellino Ittieri. Suo il merito di aver salvato la città dalla peste bubbonica che produsse decine di migliaia di morti a Marsiglia. La storia risale al 17 maggio 1720 quando la nave Grand Sant’Antoine, proveniente da Alessandria d’Egitto, attraccò al porto di Livorno. A bordo vi erano tre cadaveri con sospette macchie sulla pelle. La Livorno dell’epoca era assai nota per avere un sistema sanitario all’avanguardia e il dottor Ittieri riuscì ad imporsi sulle autorità che non volevano intervenire e sequestrò i cadaveri e li fece bruciare. Inoltre Ittieri impose che non si scaricassero le merci contenute a bordo della nave, al cui interno vi erano anche passeggeri che mostravano altri evidenti segni di contagio. Sempre grazie ad Ittieri alla nave fu ordinato di proseguire il suo viaggio senza sbarcare a Livorno, diretta a Marsiglia dove venne fatta sbarcare e scaricare e dove le qualità dei medici francesi purtroppo erano di molto inferiori a quelle dei nostri. In Francia l’epidemia di peste bubbonica dilagò e fece decine di migliaia di morti. A Marcellino Ittieri Livorno non ha dedicato neanche una via, e cosa assai importante, il suo corpo riposa in Duomo vicino alla tomba del primo Gonfaloniere della città di Livorno, il Borromei (foto). Una sepoltura gloriosa per uno dei più grandi “dottori” della storia di Livorno, al pari di Cestoni e altri. Per anni il popolo livornese è andato in processione a Montenero per ringraziare la Madonna per aver salvato la città dalla peste, ma fu Ittieri a salvare i livornesi dell’epidemia, a testimoniare il grado di civiltà che Livorno raggiunse all’epoca dell’illuminismo. Per anni ci si è dimenticati origini, storia e persino la data di nascita, la provenienza e il luogo di sepoltura di questo grande “dottore”. A fare “luce”, è proprio il caso di dirlo, su questa vicenda storica e su questo grande personaggio della scienza moderna, è stato il genealogista professionista, nonché membro dell’associazione culturale Livorno delle Nazioni, Matteo Giunti, che ha pubblicato i risultati delle sue ricerche sul suo sito Livornogen, che pubblichiamo integralmente:

Thomas Salmon : La città di Livorno celebre Porto di Mare nel Gran Ducato di Toscana (1740)
Scena della peste del 1720 a la Tourette (Marsiglia), tavola di Michel Serre (museo Atger, Montpellier).

Pietro Vigo, nel suo libro “Montenero…” riporta in nota questo documento: “Livorno a dì 17 Maggio 1720. – Io infrascritto Medico della Sanità ho visitato al Moletto n. tre cadaveri di tre persone nella Nave, il gran Sant’Antonio Cap. Gio. Batt. Chatand di Marsiglia, venuta di Seida et una delle quali persone riferiva il detto Capitano esser morta dopo quattordici giorni di male, e le due altre dopo cinque giorni: onde dai sintomi che ho potuto ricavare dal detto capitano che erano congiunti con detto male e dalla recognizione che ho fatto di detti cadaveri, quali ho trovato tosto ricoperti di macchie livide, giudico esser morte tutte le dette tre persone di febbre maligna pestilenziale e in fede
“Livorno a dì 17 Maggio 1720. – Io infrascritto Medico della Sanità ho visitato al Moletto n. tre cadaveri di tre persone nella Nave, il gran Sant’Antonio Cap. Gio. Batt. Chatand di Marsiglia, venuta di Seida et una delle quali persone riferiva il detto Capitano esser morta dopo quattordici giorni di male, e le due altre dopo cinque giorni: onde dai sintomi che ho potuto ricavare dal detto capitano che erano congiunti con detto male e dalla recognizione che ho fatto di detti cadaveri, quali ho trovato tosto ricoperti di macchie livide, giudico esser morte tutte le dette tre persone di febbre maligna pestilenziale e in fede (Marcellino Ittieri, med. Della Sanità). Archivio Storico cittadino di Livorno, Negozi della Sanità Anni 1717 – 1720 – n. 33, foglio 234.”
Thomas Salmon : La città di Livorno celebre Porto di Mare nel Gran Ducato di Toscana (1740)
Chi era dunque il Dr. Marcellino Ittieri, che è ricordato dalle cronache cittadine come il dottore che salvò Livorno dalla peste? Poche e frammentarie sono le notizie biografiche su di lui; era un medico della Deputazione di Sanità di Livorno, successore del famoso Diacinto Cestoni ma da dove veniva, dove era nato e, soprattutto, dove è morto e dove è sepolto. Da nessuna parte si trovano queste informazioni, ed è per questo che in questo breve articolo le riveleremo per rendere finalmente giustizia a questo nostro concittadino illustre.
Marcellino Ittieri in realtà si chiamava Marcellino Paolo Itier, uno degli undici figli di Joseph Itier e Jeanne figlia di Christophe Cappata (?), due francesi che si erano sposati a Livorno il 22 gennaio 1663. Non ci sono note le provenienze dei genitori di Marcellino ma è con buona probabilità che si può supporre siano del sud della Francia, considerando il cognome Itier come tipico di quella parte. Unica altra notizia è che Joseph Itier era figlio di un certo Renière o Reynier Itier.
Marcellino Paolo venne battezzato a Livorno il 1 marzo 1668 in Duomo (Collegiata) ed era apparentemente il secondo figlio della coppia, dopo Luigi, il maggiore, battezzato il 20 luglio 1666. Gli altri fratelli e sorelle di Marcellino erano Gio Batta (1670), Eleonora (ca.1673), Rosa Lucia (1675), Francesco (1675-1677), Gio Batta II (1677), Barbara (1678), Stefano (1680-1684), Angelo (1681-1682) e Francesco Ferdinando (1682).
Di Marcellino non è stato trovato alcun matrimonio e quindi suppongo fosse rimasto celibe. Come si diceva poco sopra, egli divenne medico della Deputazione di Sanità di Livorno succedendo a Diacinto Cestoni e, come lui, ebbe amici illustri tra i quali Antonio Vallisneri, Josef Attias, Giovanni Cosimo Bonomo, Francesco Redi, etc. Fu poi Giovanni Gentili, altro illustre medico, a succedergli dopo la sua morte. L’evento per cui è poi divenuto famoso è quello che citava il Vigo nel 1720, ovvero la decisione di non accettare lo sbarco di nessuno di quelli che erano a bordo della “Grand Saint Antoine” proveniente dall’Egitto che lui giustamente ritenne essere infetta da febbre pestilenziale e che poi, come è ben noto, produsse la terribile peste di Marsiglia di quell’anno nella quale morirono decine di migliaia di persone. Marcellino Ittieri redasse il suo testamento presso il notaio livornese Giovanni Giuseppe Giuliani, il 18 febbraio 1737 e morì pochi giorni dopo, il 21 febbraio 1737. Nell’atto di morte ci viene data indicazione di dove venne sepolto: “Il Dottore Marcellino del fu Giuseppe Ittier di Livorno, di anni 70 circa, ricevuti i S.S. Sacramenti morì ad ore 24 ½ fu sepolto in Duomo nella sepoltura del Borromei esistente all’altare dell’Assunta…”
Ci si potrebbe chiedere chi fosse questo Borromei e come mai l’Ittieri venne sepolto nella sepoltura di un altro… la risposta è semplice: tale illustre sepoltura era infatti del Dottor Bernardetto Borromei, primo Gonfaloniere togato di Livorno, quello sotto il quale Livorno venne proclamata città il 19 marzo 1606 dal Granduca Ferdinando I de’ Medici.
Ebbene come risulta dalle carte conservate all’Archivio di Stato di Livorno (Sanità, f.117), in Duomo c’è “…una sepoltura a piede dell’altare dell’Assunta fatta dal Dottor Bernardetto Borromei per la sua casa e per i Dottori…”, ecco dunque svelato l’arcano, tale sepoltura era infatti, per testamento del Borromei, destinata anche ad accogliere i Dottori di Livorno. Nell’iscrizione si legge:Ebbene come risulta dalle carte conservate all’Archivio di Stato di Livorno (Sanità, f.117), in Duomo c’è “…una sepoltura a piede dell’altare dell’Assunta fatta dal Dottor Bernardetto Borromei per la sua casa e per i Dottori…”, ecco dunque svelato l’arcano, tale sepoltura era infatti, per testamento del Borromei, destinata anche ad accogliere i Dottori di Livorno. Nell’iscrizione si legge:

D.N.C.D.
FRAN. ET FERD. MM. ETRURIAE DD. BERNARDETTUS BORROMEUS MEDICUS
LIBURNENSI POP. ANN. XXX OPERA FIDELI PRAESTITA PRINCIPUM GRATIA
STIPENDIISQ. AMPLIORIBUS AUCTUS PIAE REL ERGA PROXUM. SACELLUM B. VIR.
MARIAE COELOS ASCEN. DICAT TUMULUM VERO UT IN MORTE QUIESCAT S.V.P.
ANN. A RED. OR. MDCV KAL. No.
RESTAURATO NEL 1974 DAL COMUNE DI LIVORNO ESSENDO VESCOVO ALBERTO ABLONDI

Matteo Giunti
Livornogen