Livorno, 29 gennaio 2025 – È polemica tra il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Perini e Il Tirreno, la causa è la notizia del pignoramento del “gettone” di presenza di Perini in consiglio, circa 50 euro per la cronaca, in seguito ad una cartella esattoriale ricevuta dal consigliere dell’opposizione da parte dell’agenzia delle entrate che ammonta a 20 mila euro. Perini è stato raggiunto da questa comunicazione nientepopodimeno che in Giappone dov’è insieme alla moglie per il loro viaggio di nozze. L’agenzia delle entrate può rifarsi pignorando finanziamenti da parte di terzi, in questo caso il Comune, il gettone di presenza è un diritto inalienabile dei consiglieri comunali. La cartella esattoriale secondo Perini proviene da un debito di un’attività commerciale di cui era socio nel 2020. Adesso starà al commercialista di Perini verificare i fatti, ma il consigliere appare molto arrabbiato, con il Tirreno per la diffusione della notizia, con il Comune di Livorno, colpevole di aver intercettato prima di lui la cartella e di averla dirottata al quotidiano cittadino, ed accusa di tutto questo una presunta “mano politica”, in ragione delle sue numerose battaglie politiche, spesso prese di petto e per niente gradite dalla sinistra storica livornese, non ultime le note vicende legate alle denunce per rissa e il caso della palestra gestita grazie al Comune senza che venga pagato l’affitto, entrambe situazioni con protagonista Lenny Bottai, ex capo ultrà del Livorno e campione di pugilato, per non parlare della partecipazione di Perini alla trasmissione Fuori dal Coro di Mario Giordano su Rete Quattro dopo l’omicidio Denny Magina e lo scandalo delle case popolari occupate dagli spacciatori. Tutte questioni assai scomode per la sinistra e il Pd livornese. E potrebbero anche esserci denunce in Procura, tuona Perini. Ma andiamo a vedere la pesante risposta del consigliere Alessandro Perini sulla sua pagina Facebook, direttamente dal Giappone questa mattina: “Falso scoop del Tirreno”, titola Perini, e poi il testo: “Accade un fatto strano: mentre sono dall’altra parte del mondo il quotidiano Il Tirreno mi contatta per comunicarmi che l’Agenzia delle Entrate ha chiesto al Comune di bloccare il mio gettone da consigliere comunale e di erogarlo all’Agenzia stessa. Il fatto strano non è certo la cartella esattoriale, che fa parte delle altre 170 milioni di cartelle inviate dall’Agenzia delle Entrate agli italiani. Evidente segno di una burocrazia schizofrenica. La storia di questa cartella è semplice: si tratta di un debito (comunque da verificare) non mio personale, ma di un negozio di cui io ero uno dei soci. Il negozio è stato chiuso nel 2020 e in quel periodo l’attività dell’Agenzia delle Entrate era stata sospesa per il Covid. Dato che il debito è emerso a distanza di anni dallo scioglimento della società, ecco spiegato perché è stato attribuito alla mia persona. Il pignoramento del mio gettone è arrivato (peraltro a tempo di record) solo perché non avevo avuto notizia della cartella emessa in questi mesi. Ad ogni modo, se il calcolo fatto dall’Agenzia delle Entrate è corretto, sarà giusto pagare. E quindi lo scandalo giornalistico dov’è? Da nessuna parte, le contestazioni dell’Agenzia sono cose che capitano e chi fa impresa lo sa bene. Il fatto davvero incredibile invece è questo: come mai il Comune al sottoscritto non ha comunicato niente, ma ha girato la notizia al Tirreno? Il fatto è di una gravità assoluta. Siamo davanti ad una mano politica che ha intercettato la comunicazione dell’Agenzia delle Entrate e, tenendomi all’oscuro del procedimento, ne ha invece informato un giornale per fare una polemica politica infondata. Forse leggendo quanto accaduto penserete: ma se le cose stanno davvero così, allora è stato commesso un reato. Infatti è proprio così ed è mia intenzione rivolgermi alla Procura della Repubblica. Cercano di colpirmi perché porto avanti un’opposizione senza sconti e senza inciuci. Ma i miei avversari politici non si rendono conto che proprio questi loro tentativi sono la migliore garanzia che posso offrire ai livornesi circa la mia onestà e la mia moralità. A questo punto, però, si pone un problema generale: i dati dei cittadini che vengono gestiti dal Comune sono al sicuro? I livornesi corrono il rischio di essere vittime di violazioni per le loro opinioni politiche? Ecco perché è bene che la Procura indaghi sull’accaduto e su questo sistema di potere”.
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L’agenzia delle entrate blocca i gettoni di Perini, polemica col Tirreno per il “falso scoop”
Il consigliere di Fratelli d'Italia risponde arrabbiato su facebook dal Giappone dov'è in viaggio di nozze












