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Virzì al Corriere, “I livornesi immobili sugli scogli con le pensioni dei nonni”

L'intervista di Aldo Cazzullo e Michela Proietti

Livorno, 15 dicembre 2025 – L’ultimo film, “Cinque Secondi”, come è finita la relazione con Micaela Ramazzotti, “facevo un po’ il professore, come il Furio di Verdone” e la nuova fiamma, Susanna Pariatore, “pariolina punk simpaticissima”. È un Virzì a tutto tondo quello che si racconta al Corriere della Sera nell’intervista di Aldo Cazzullo e Michela Proietti. L’infanzia nella Torino operaia, la carriera, i flirt e le “cotte”, tra cui la Bruni e la Ferilli e la “sua” Livorno, quella dei Pancaldi e del “volemose bene” come se fossimo a Cinecittà, dei rutti al sapore di aiuole, di quanto la “vita sia bella” sotto l’ombrellone e coi vigili urbani con le mani sotto le ascelle, anche se con il mare di problemi. Non solo l’estate ma tutto l’anno, per chi fa l’operaio all’Eni e chi va al Sonnino con le infradito, perché non è sempre meglio essere disoccupati all’Ardenza che ingegneri a Milano, come in Corea, alle Hawaii e a Shangai, poveri noi che stiamo al nord, dove nevica e si batte i denti sugli scogli senza un euro, solo per il fatto che sarebbe meglio essere ingegneri a Livorno direttamente. Concetto più volte sfuggito dalle mani del maestro livornese e di altri saccenti del lusso del come si sta bene a casa mia labronico, abilissimi nel dipingere una città con mille problemi, mille frigoriferi da riempire e mille difficoltà, economiche, mille fine mese a cui non si arriva mai, però felice e fortunata perché c’è il mare. Amore ma neanche troppo e anche un po’ meno di riconoscenza, nei confronti di Livorno, si legge sul Corriere, un po’ di vergogna per il “dialetto”, “anche mio padre si vergognava di parlare siciliano” e una città dipinta come piena di fannulloni “a Livorno l’estate dura da aprile a ottobre, si va al mare e si resta immobili su uno scoglio”, una città che non lavora e che “vive con le pensioni dei nonni”, perché secondo il maestro livornese “negli anni ottanta l’aristocrazia proletaria dell’apparato dei portuali è stata smantellata e gli è stata tolta la capacità di manovrare le merci”. Se per Virzì nel porto si “manovrano” le merci e basta è chiaro che forse non si ricorda che le merci vengono anche vendute e comprate, cosa che a Livorno non si fa più dal 1800 e in cambio della quale ci hanno regalato questa “ricchezza” dello scaricare le merci altrui, che oggi viene chiamata logistica e che Virzì chiama “manovrare” ma non è commercio, non è ricchezza e non è benessere. E continua il maestro livornese col non si lavora ma ce la godiamo con le solite battute sugli scogli: “I livornesi vanno tutti al mare e quei pochi che lavorano chiudono a mezzogiorno e vanno nel loro scoglio, di cui sono gelosi”. E ancora altri luoghi comuni, come il fatto che non siamo abbastanza aperti al turismo: “Quando vado al mare mi camuffo con cappello e occhiali da sole ma poi mi riconoscono “te ci puoi stare, sei di Livorno”. C’è una esplicita impaziente inimicizia verso i turisti”. Tra tutti gli “aristocratici” che preferiscono i bar e i salotti romani alla nostra bella città forse c’è ancora qualcuno che pensa che se Livorno è una città bellissima e con persone meravigliose, può essere benissimo anche una città bellissima e con persone meravigliose ma anche senza tutta questa gente senza lavoro e senza casa e senza tutti questi problemi, direttamente e senza poesia e timidezza, senza paura di essere troppo fortunata o troppo fica. Ma questo qualcuno non è certo il nostro maestro livornese. Stavolta l’ovo sodo va giù, almeno si mangia.