Livorno, 18 luglio 2025 – Il consigliere comunale Alessandro Perini commenta le recenti dichiarazioni del segretario cittadino del PD, Alberto Brilli, che ha criticato la querela da lui presentata contro alcuni consiglieri comunali della maggioranza.
«Brilli – afferma Perini – ha detto che, se fossi stato un consigliere del PD, mi avrebbe fatto dimettere. Un’affermazione curiosa, considerando che il sindaco Salvetti ha querelato almeno sei cittadini negli ultimi mesi, oltre ad aver presentato querela contro la consigliera Amadio. Contro di me è stata persino approvata in Consiglio una delibera per autorizzare Salvetti a querelarmi a spese dei cittadini. Anche le consigliere Lucetti e Guarnieri, entrambe del PD, hanno avviato azioni simili. Tutte archiviate».
Perini sottolinea come queste azioni giudiziarie siano passate senza che il segretario del PD dicesse nulla. «Brilli – osserva – oggi prende le distanze da una mia querela, ma non ha mai speso una parola su quelle promosse dal sindaco e da altri membri del suo stesso partito. Da questo si potrebbe dedurre che, secondo la sua logica, dovrebbero dimettersi anche Salvetti e l’intero gruppo consiliare del PD».
Il consigliere evidenzia inoltre che il Partito Democratico ha recentemente bocciato una mozione del Movimento 5 Stelle che chiedeva il ritiro della querela del sindaco contro un cittadino. «Brilli – aggiunge – si ritrova fuori linea rispetto al suo stesso partito. E questo mostra una distanza crescente tra il segretario e le scelte politiche reali del PD».
Secondo Perini, la reazione di Brilli dimostra anche un isolamento all’interno del suo gruppo: «Parla della mia querela come di una mossa per visibilità, ma non sa nemmeno che la notizia è stata diffusa dai consiglieri del PD. Mentre si interroga sulla comunicazione interna nel mio gruppo, non si accorge di essere lui a non essere informato dai propri colleghi».
«Brilli non ha la forza per influenzare le decisioni del suo partito -conclude- è stato scelto per mantenere le posizioni, non per guidare. Come la Safety Car in Formula 1: è in testa, ma non è in gara».










