Home Toscana Pisa Panettoni dei soci Coop e donazione per i detenuti del Don Bosco

Panettoni dei soci Coop e donazione per i detenuti del Don Bosco

Gli esponenti politici e la Caritas hanno partecipato alla giornata di solidarietà

Pisa, dicembre 2025 – Trecento panettoni donati da una rappresentanza di soci Coop e 900 euro in donazione da parte di Caritas sono stati consegnati nel giorno di Natale per i detenuti del carcere Don Bosco di Pisa. Alla consegna hanno partecipato anche diversi esponenti politici, tra cui Alessandra Nardini, Davide Barontini, Alberto Lenzi, Antonio Mazzeo, Irene Galletti, Massimiliano Ghimenti, Federico Eligi, Matteo Trapani, Andrea Ferrante, Massimiliano Angori, Ylenia Zambito, Arturo Scotto, Paolo Fontanelli, Marco Filippeschi, Stefano Ceccanti, Maria Grazia Gatti, Lucia Ciampi e Andrea Pieroni. Così oggi il vice segretario del consiglio regionale Antonio Mazzeo: “Questa mattina siamo entrati nel carcere Don Bosco di Pisa con un gesto semplice: 300 panettoni da donare ai detenuti. Un gesto piccolo, ma carico di significato. Perché dietro quelle mura vivono persone che troppo spesso vengono dimenticate. Persone che stanno pagando una pena, sì, ma che non possono e non devono essere private della dignità, dell’umanità, della speranza. Da anni, nel periodo natalizio, questa iniziativa di solidarietà si rinnova. E ogni volta ci ricorda quanto sia drammatica la condizione del sistema carcerario nel nostro Paese: sovraffollamento, degrado, sofferenza, solitudine. Una situazione che non è più tollerabile in una società civile, come hanno ricordato in questi giorni anche il Presidente Mattarella e Papa Francesco. I suicidi, le tensioni, l’esasperazione che colpisce detenuti e personale sono un grido che non possiamo continuare a ignorare. Insieme ai soci di Unicoop Firenze e alla Caritas diocesana di Pisa abbiamo voluto dare un segnale concreto di attenzione. Oltre ai panettoni, abbiamo consegnato una donazione alla Caritas, per sostenere i casi di maggiore fragilità e solitudine all’interno del carcere. Non risolve tutto. Ma è un modo per dire che nessuno deve essere lasciato solo. Che la giustizia non può mai essere disumana. Che il Natale ha senso solo se arriva anche dove la speranza sembra più fragile. Continueremo a batterci perché il carcere sia un luogo di rieducazione, non di abbandono. Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”.