Home Sport - Toscana Calcio Il Livorno è in C, godiamocela tutta dopo tanta sofferenza

Il Livorno è in C, godiamocela tutta dopo tanta sofferenza

© Foto Samuele Messerini

Livorno, 07 aprile 2025 – Il giorno dopo si raccolgono le bottiglie vuote della festa e si comincia a realizzare cosa è successo. Il Livorno pareggia e festeggia, trainato dai 1000 del Matteini (almeno quelli ufficiali). L’arrivo dei tifosi, la carica, l’ansia e le aspettative. Poi l’urlo finale e la corsa dei ragazzi sotto la tribuna ospiti. Perché ieri non si è consumata solo una bella giornata sportiva, ma abbiamo vissuto la liberazione dall’inferno, da 4 anni di dilettantismo che non fanno parte di questa piazza storica.

Forse però, per capire quell’inferno, dovremmo fare un passo indietro. Precisamente alla primavera del 2014. Perché il Livorno dell’era moderna, in realtà, ha iniziato lì il suo calvario, quando la ventesima posizione in serie A condannò gli amaranto alla cadetteria. Da allora solo grandi sofferenze, un’altalena tra serie B e serie C, conclusa con il fallimento dopo una cessione scellerata e una retrocessione dalla C alla D. Addio all’AS Livorno Calcio, la vecchia Unione ripartì Eccellenza, una bestemmia calcistica per noi che avevamo visto l’Espanyol al Picchi.

Poi la lentissima rinascita, tutt’altro che lineare, iniziata con un filo di presunzione di chi crede di salire in cattedra. Prima firmata Toccafondi, non un miracolo calcistico ma un punto di ripartenza, dopo che una manica di filibustieri non aveva lasciato neanche le penne per scrivere (grazie ad una gestione “finale” della famiglia Spinelli che fu in grado di cancellare tutto il bene fatto). Il ripescaggio dall’Eccellenza alla D (sacrosanto, ma indignitoso non averla conquistata sul campo) e il primo anno con una prestazione a dir poco mediocre. Poi l’arrivo di un fantomatico broker brasiliano trapiantato a Londra, un certo Joel Esciua, all’epoca sconosciuto alla città. Un inizio dirompente, l’immediata rottura con la tifoseria e verdetti di campo non brillantissimi a fronte di promesse roboanti. Poi il silenzio e il lavoro della seconda annata, squadra fuori categoria e una vittoria che sì, ora possiamo dirlo, percepivamo da quel 29 settembre di Livorno Grosseto (finita 5-2 in grande rimonta).

Ieri abbiamo rivisto tutto, urlato quella rabbia che ci ha ingabbiati in categorie che non sapevano di casa. La tribuna di Terranuova Bracciolini diventata la curva nord del Picchi, il sindaco che corre in campo a godersi la festa, la squadra emozionata, dai protagonisti in campo fino alle riserve. Capprella, protagonista dentro e fuori dal terreno di gioco, visibilmente commosso, a dimostrazione di un attaccamento alla maglia da vero livornese. Il presidente Esciua non stava nella pelle, saltava e gridava “Ce l’abbiamo fatta”.

La sera i festeggiamenti sono culminati a “casa”, in quel Picchi teatro delle più grandi gioie e delle più grandi delusioni. Migliaia di tifosi che non avevano trovato posto nello “stadio mobile” sono accorsi per salutare i propri campioni, la corazzata di Indiani che ha staccato tutti. Poi l’ha alzata al cielo lui, il nostro intramontabile capitano, il più amaranto di tutti: Andrea Luci.

Ai microfoni di tv e giornali Joel Esciua ha rilasciato dichiarazione colme di entusiasmo, in perfetto stile “Esciuano”, rinnovando la promessa della serie B in due anni. Già, la serie B, perché questo è solo un primo passo di dignità, vogliamo riprenderci almeno la cadetteria.

Torneremo anche a discutere di calcio, di mercato, di centro sportivo e di settore giovanile, perché è giusto così. Ma ci pensiamo fra qualche giorno, ora è tempo della festa, perché ce la meritiamo tutti, perché è uno di quei momenti in cui, rubando una licenza poetica: “è più bello essere livornesi”.