Livorno, 2 marzo 2026 – Amore ed Eros nella Roma Antica il prossimo 5 marzo alle 17 al Museo di Storia Naturale e del Mediterraneo di villa Henderson a cura del Gruppo Paleontologico e Archeologico Livornese.
“Dami basia mille (dammi mille baci) dice Catullo alla sua amatissima Lesbia: una delle poesie più celebri della letteratura latina. Questa conferenza vuole descrivere tutte le sfaccettature dell’amore e dell’eros nell’antica Roma, vissuto, di regola, all’insegna di una sessualità prepotente, arrogante, per non dire addirittura predatoria. Si parlerà di come veniva gestito l’ amore coniugale e di come era strutturata la famiglia romana, con il pater familias che esercitava il suo potere oltre che sui componenti di stato libero del gruppo, anche sugli schiavi. Si tratterà inoltre l’ argomento della prostituzione con l’ esistenza di un’ apposita categoria di donne, intrattenersi con le quali non era solo lecito, ma addirittura lodevole; della città di Pompei, nota anche come “città dell’ amore”, con i suoi lupanari e cellae meretriciae, dove le prostitute esercitavano il loro lavoro; dell’ omosessualità che nel mondo antico era cosa normale e di come, col passare del tempo, la cultura dei Romani si fosse aperta al confronto con le altre portandoli ad intendere e vivere la loro sessualità in maniera meno rude.
Tutto questo fino ad arrivare al III secolo a.C., quando le donne incominceranno a cambiare mentalità e costumi, intraprendendo la strada della loro emancipazione, fino al punto in cui nella società romana si verificherà una profonda metamorfosi dei costumi e dell’ etica sessuale”.

Sonia Cantini laureata in letteratura e archeologia
Membro del Gruppo Paleontologico a Archeologico Livornese e impiegata negli uffici finanziari dell’agenzia delle entrate, Sonia Cantini dirigerà la conferenza: “Una chiacchierata su Amore ed Eros nell’antica Roma, dai poeti elegiaci, al Liber di Catullo, fino a parlare di omosessualità e prostituzione. L’omosessualità nell’antica Roma era una cosa normale fino all’età imperiale a patto che il rapporto non fosse con non romani, alle donne invece non era consentito, l’omosessualità femminile era vista come una mostruosità. La condizione femminile era molto svantaggiata, anche il tradimento non era consentito, tutto ruotava attorno alla figura del pater familias che decideva su ogni cosa. L’imoeratore Augusto quando salí al potere fece una legge per le donne che tradivano, le quali dovevano finire relegare su un’isola. Ma la legge non fu quasi mai applicata, un po’ perché lo stesso Augusto aveva una vita assai promiscua, un po’ perché il romano non voleva ingerenze riguardo la sua vita privata”.












