

Pisa, 10 maggio 2026 – Arrivati i primi risultati delle analisi di Arpat in merito ai rischi ambientali correlati al maxi incendio sviluppatosi due giorni fa presso l’azienda municipalizzata di smaltimento di rifiuti plastici di Ospedaletto Delca Energy. Campioni vegetali, frutta, foglie d’insalata, ortaggi, sono stati prelevati e verranno esaminati dall’Arpat Area Vasta Costa di Livorno. Nella giornata di ieri e di oggi Arpat Pisa ha effettuato altri rilevamenti per la qualità dell’aria, in seguito alla grossa colonna di fumo scaturita dalle fiamme. Tutti i campionamenti risultano inferiori ai livelli di emergenza, sia per quanto riguarda il particolato che le polveri e le emissioni. Ci sono dei netti innalzamenti dei livelli tali da ricondurre con tutta certezza l’aumento degli indicatori alla nube, ma per fortuna il livello di pericolo non è stato raggiunto con misura apprezzabile e tale da scongiurare reali rischi. Della nube, variata nella sua posizione più volte a causa delle mutazioni del vento, viene dichiarato che non se ne teme la ricaduta. Nei prossimi giorni verranno forniti altri dati e si provvede ad ulteriori analisi nei comuni limitrofi.
Allarmismi e rischi, l’intervento del Consigliere di Sinistra Unita Luigi Sofia
Nel frattempo sta sollevando diverse critiche un caso rilevato sui social di una studentessa che si sarebbe sentita male a causa del fumo della nube. Ad intervenire il consigliere di Sinistra Unita Luigi Sofia, il quale affronta anche lo spinoso tema dello smaltimento dei rifiuti plastici nel pisano e in Valdera, altre critiche sulla chiusura delle scuole e un altro caso che ha fatto discutere, alcuni dipendenti dell’aeroporto di Pisa sarebbero stati fatti lavorare durante l’orario dell’emergenza senza le mascherine di protezione. Ecco l’intervento di Luigi Sofia:
“L’ultima notizia che ho letto sui vari gruppi social è quella di una studentessa che si sarebbe sentita male a scuola a causa del fumo. Proprio per questo credo sia necessario fare molta attenzione a ciò che si dice e a ciò che si condivide. In momenti come questi, tra informazioni frammentarie, voci incontrollate e ricostruzioni spesso prive di verifiche, il rischio di alimentare allarmismi o polemiche è molto alto. Di sciacalli da tastiera, purtroppo, ne siamo pieni.
Lo stesso vale per il dibattito sulle scuole aperte o chiuse. Posso assicurare che qualsiasi decisione venga assunta da un’amministrazione in situazioni di emergenza, ci sarà sempre qualcuno pronto a contestarla. C’è chi, legittimamente, preferisce tenere i propri figli a casa per preoccupazione e prudenza; e c’è chi, altrettanto legittimamente, ha bisogno che le scuole restino aperte perché deve andare a lavorare e non ha alternative.
Ma attenzione, perché sul lavoro va aperta una parentesi importante. Quando parliamo di lavoro dobbiamo ricordare un principio fondamentale: la salute e la sicurezza non possono mai essere subordinate alla continuità produttiva. In queste ore le organizzazioni sindacali hanno denunciato che alcuni lavoratori dell’aeroporto di Pisa sarebbero stati lasciati in servizio senza l’attivazione di specifici protocolli di emergenza e senza adeguati dispositivi di protezione. Se queste segnalazioni saranno confermate, si tratterebbe di un fatto grave. La tutela della salute deve valere per tutti: per gli studenti, per le famiglie, per chi vive nelle aree interessate, ma anche per chi lavora e non può semplicemente scegliere di restare a casa.
Per questo non ho trovato particolarmente utile assistere alla corsa alla polemica politica delle ultime ore. Le amministrazioni, a prescindere dal colore politico, sono chiamate a prendere decisioni difficili sulla base delle indicazioni degli enti competenti. Quello che dobbiamo pretendere è trasparenza assoluta sui monitoraggi, sulle ricadute ambientali, sulle cause dell’incendio e sulle misure adottate per la tutela della popolazione.
Allo stesso tempo, però, sarebbe un errore considerare quanto accaduto come una semplice fatalità. L’incendio alla Delca Energy si inserisce in un quadro più ampio che negli ultimi anni ha visto il ripetersi di episodi analoghi nel nostro territorio. Non è una questione che riguarda soltanto un’azienda o un singolo impianto: riguarda il modello di sviluppo che abbiamo costruito e il ruolo che l’area pisana e la Valdera svolgono all’interno del sistema regionale di gestione dei rifiuti.
Da tempo questo territorio ospita una concentrazione molto elevata di impianti legati al trattamento, al recupero e allo smaltimento dei rifiuti. È una funzione importante, ma che inevitabilmente comporta rischi e impatti che vengono sopportati dalle comunità locali. Per questo credo sia arrivato il momento di porre alcune domande di fondo. È sostenibile continuare a concentrare grandi quantità di materiali combustibili in aree così vicine a case, scuole, luoghi di lavoro e terreni agricoli? È equilibrata la distribuzione di questi impianti sul territorio regionale? I controlli e i sistemi di prevenzione sono adeguati rispetto ai quantitativi effettivamente stoccati?
C’è poi una questione ancora più generale.
La crisi del mercato delle plastiche riciclate sta determinando accumuli sempre maggiori di materiali nei depositi, con conseguenze che non possono essere ignorate. Se alcune tipologie di plastica faticano a trovare reali sbocchi di recupero, allora occorre interrogarsi non soltanto su come gestire i rifiuti, ma su come ridurne la produzione a monte. Un modello davvero sostenibile non può limitarsi a spostare il problema da un impianto all’altro; deve ridurre la quantità di materiali problematici che vengono immessi sul mercato.
La domanda non è soltanto come sia scoppiato questo incendio. La domanda è se siamo disposti a continuare a considerare inevitabili eventi che, con una pianificazione diversa, maggiori controlli e una diversa politica industriale e ambientale, forse inevitabili non sono affatto”. (Foto Arpat)











