Livorno, 12 luglio 2026 – Gli squali, mostri predatori o preziosi barometri dei mari? Complice il riscaldamento globale e una maggiore attenzione all’ambiente questi “signori” dei mari sono sempre più frequenti nei nostri mari, anche nel nostro “santuario dei cetacei” nell’alto Tirreno davanti alle nostre coste, dove negli ultimi anni si sono moltiplicati gli avvistamenti vicino alla costa. Esiste un pericolo? In realtà no, eppure sopravvivono un pregiudizio nei loro confronti e un po’ di ignoranza, perché non tutti sanno che la loro presenza, ed è doveroso sottolineare che si tratta di una specie in via d’estinzione e protetta, contribuisce a mantenere in equilibrio l’ecosistema marino, e quindi è fondamentale per la salute di tutto il pianeta. “Life European Shark” si chiama il progetto globale indirizzato alla salvaguardia degli squali, al quale aderisce anche l’Acquario di Livorno con i suoi biologhi, guidati dal nostro Giovanni Raimondi. Ed ecco nei giorni scorsi l’intervista su Rai Tre a cura del giornalista Gianluca Vatti alla prof.ssa Letizia Marsili, ecotossicologa ed etologa dell’Università di Siena che collabora regolarmente con l’Acquario di Livorno tramite il gruppo di ricerca MagiaMare, curando progetti scientifici, convegni sulle tartarughe marine e attività di sensibilizzazione sulla tutela della biodiversità marina.


Anche se ci sono più avvistamenti sarebbe una fortuna (gli squali ndr) fossero un aumento, purtroppo le popolazioni, le specie di squali stanno diminuendo drasticamente, non solo nel Mediterraneo ma in tutte le parti del mondo. Gli squali sono quasi tutti a rischio, c’è una red list, quella della IUCN, che mette in evidenza proprio che la maggior parte degli squali hanno un rischio di estinzione abbastanza elevato nel prossimo futuro. Il riscaldamento globale incide pochissimo, perché gli squali ci sono sempre stati, addirittura la scorsa settimana abbiamo ritrovato uno squalo capopiatto, l’origine risale a più di 200 milioni di anni fa, quindi questo per far capire che sono animali che ci sono sempre stati. Nel Mediterraneo si pensa che ci siano 49-50 specie e quindi il cambiamento climatico come può influire? Può influire portando delle specie nuove, che magari sono specie tropicali di altre temperature e che ora si stanno magari adattando meglio proprio anche al nostro mare e alle temperature che stanno cambiando. Noi abbiamo con il centro studi squali ricercato proprio ad esempio lo squalo bianco, che è una specie presente in Mediterraneo per tanto tempo e purtroppo non l’abbiamo trovata. Gli avvistamenti vicino alla costa non sono assolutamente pericolosi, gli squali sicuramente non hanno l’uomo come preda principale. Possono esserci degli attacchi che possono essere dovuti più alla casualità, una tavola da surf che può ricordare un pinnifede oppure qualche incontro causale proprio anche di un subacqueo marino che avvicina troppo una specie, un individuo, un esemplare. Il messaggio finale dovrebbe essere un messaggio rassicurante su questi avvistamenti o di maggiore rispetto per queste specie animali. Se mancassero gli squali che sono dei predatori apicali o dei predatori intermedi aumenterebbero tanto altre specie che magari potrebbero influire a catena fino alle nostre praterie di posidonia oceanica, che sono il nostro polmone del mare e quindi sono fondamentali per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi marini.













