Livorno, 25 ottobre – Diritti costituzionali e carceri, a 50 anni dalla storica riforma costituzionale si è tenuto ieri mattina un convegno al Cisternino di Città presenziato dal sindaco Luca Salvetti e dal Garante dei Detenuti Marco Solimano. Sovraffollamento, carenze strutturali, aumento dei suicidi, mancanza di spazi sociali, queste le carenze che impediscono una corretta adempienza del dovere costituzionale al reinserimento dei detenuti. A parlarne diversi esperti del settore, in una serie di interventi durata quasi quattro ore. “Sovraffollamento, fatiscenza e degrado, 68 suicidi in un anno sono un’enormità drammatica – attacca Solimano – mancano i servizi sociali e gli educatori. I diritti dei detenuti sono insindacabili e loro lesione è un pericolo per tutta la comunità e la democrazia”. Segue all’intervento del Garante, il quale tra le altre cose ha vissuto anni fa un periodo di detenzione per terrorismo, quello di Salvetti: “L’enorme sovraffollamento è diventato un problema insostenibile, non c’è tutela per i diritti dei detenuti e il giudizio è ampiamente insufficiente, occorre voltare pagina. A seguire la Garante del carcere di San Gimignano Sofia Ciuffoletti, che interviene sull’applicazione dell’habeas corpus e sullo sviluppo dell’art 27 comma 3 della Costituzione, ovvero il dovere e il diritto al reinserimento, inteso come dovere penale nei mezzi e ovviamente non nel risultato, analizzando le scuole filosofiche classica, negativa, e quella positiva, votata al reinserimento sociale. È poi la volta di Vincenzo Scalia, docente di sociologia presso l’università di Firenze: “Per farsi un’idea della condizione dei detenuti è necessario dare alcuni dati, in Italia ci sono circa 65 mila carcerati e centomila condannati con misure alternative, è come una città di medie dimensioni, come Livorno, che vive all’interno della nazione. In Inghilterra i numeri sono superiori, con 90 mila detenuti e 300 mila in soluzione alternativa. Mostruoso il dato degli Stati Uniti, con 2 milioni di carcerati e circa 5 milioni seguiti fuori dal carcere. Nella nostra società moderna la frase più ricorrente è rinchiudetelo e buttate via la chiave ma ultimamente ho sentito anche di peggio: chi se ne frega se in carcere si suicidano?”. Brutte notizie arrivano dal direttore del carcere di Livorno, Giuseppe Renna, ospite del convegno e giunto al suo ultimo giorno di stanza nella nostra città, prima della nuova nomina. In seguito a una nuova circolare del Ministero degli Interni dal 2025 saranno vietati gli eventi e le manifestazioni che prevedano l’ingresso del pubblico civile all’interno degli istituti penitenziari, quindi per Le Sughere è stato cancellato il tradizionale spettacolo teatrale che ogni anno si teneva all’interno della struttura dopo i laboratori frequentati dai detenuti e che quest’anno era stato dedicato a Pinocchio. Stessa sorte per la partecipazione al campionato amatoriale di rugby della gloriosa squadra di detenuti denominata “Le Pecore Nere” che da anni aveva fatto parlare di sé costruendosi addirittura anche un proprio campo da gioco. Non è più possibile ospitare le squadre avversarie secondo la circolare del Ministero, quindi l’iscrizione al campionato è stata cancellata. “Vorrei salutare tutta la città e i colleghi – dichiara Renna – in trent’anni di carriera ho trovato solo a Livorno un così grande impegno del volontariato e delle associazioni per i diritti dei detenuti. Un grazie anche al sindaco e all’amministrazione con il quale ho avuto il piacere di lavorare. La collaborazione con le istituzioni deve essere lo strumento più importante”. “I nuovi padiglioni devono essere consegnati al più presto – interviene di nuovo Solimano in riferimento alle Sughere – adesso c’è un sovraffollamento di detenuti nella sezione di transito e di media sicurezza che è inaccettabile e toglie decoro e dignità alle persone”. Dopo la pausa è la rappresentante della Camera Penale di Livorno Giulia Tani a prendere la parola: “L’articolo 27 comma 3 della Costituzione da elemento illuminante rischia di diventare non attuato a causa del sovraffollamento, del degrado e dell’impossibilità di una rieducazione. La struttura delle Sughere è fatiscente, con crolli, muffa e cedimenti strutturali. Nelle camere delle sezioni il sovraffollamento è intollerabile, tra infiltrazioni, muffe e i servizi igienici collocati vicino alla cucina. Certe situazioni non si dovrebbero vedere e l’articolo 27 dovrebbe essere un imperativo categorico”. Segue l’intervento del docente di architettura dell’università di Firenze Corrado Marcetti, il quale attraverso un contributo fotografico ha elaborato un report sulle strutture esterne al carcere dedicate al diritto all’affettività dei detenuti, ovvero ai rapporti familiari, alle visite e ai rapporti intimi con il partner. Si vedono nelle slide di Marcetti le case e gli interni costruiti nelle strutture di vari paesi del mondo più civilizzato, come Stati Uniti, Norvegia e Olanda. Ancora riguardo all’affettività è Francesca Ricci dell’ufficio Servizi Sociali del Comune di Livorno a presentare il video girato insieme a Marco Bruciati con i detenuti delle Sughere, intitolato “Romeo e Giulietta”. Chiude i lavori Katia Poneti dell’ufficio del Garante dei detenuti del Comune di Firenze che parla dell’assistenza sanitaria in carcere con particolare riferimento alla legge che prevede i domiciliari per i malati mentali ma che spesso non viene attuata. Alle Sughere i malati mentali sono 99 e il rischio per la loro detenzione e per la loro salute deriva dalle carenze di sorveglianza e dall’eccessivo trattamento con psicofarmaci. Katia Poneti analizza anche i dati delle detenute madri con figli piccoli o in stato interessante. Le nuove circolari ministeriali hanno abolito il diritto ai domiciliari per questa categoria e le detenute madri all’interno del carcere di Livorno sono già 20.













