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Giovanni Fattori “Una rivoluzione in pittura”

Livorno, 30 giugno 2025 – In ritardo di qualche mese rispetto alla mostra di Piacenza, “Il genio dei Macchiaioli”, arriva anche la grande mostra livornese dedicata al bicentenario della nascita del grande Giovanni Fattori. “Una rivoluzione in pittura”, il titolo dell’esposizione che prenderà il via il prossimo 6 settembre per terminare l’11 gennaio. In ritardo ma in collaborazione con la Fondazione Piacenza e il Comune emiliano, i cui rappresentanti come annunciato, sono presenti a Palazzo Comunale durante la conferenza stampa di presentazione di questa mattina. La mostra per festeggiare il bicentenario del maestro indiscusso dei macchoaioli servirà all’amministrazione anche per rivalutare in modo sensibile il polo museale di villa Mimbelli dove sono custodite gran parte delle opere di Fattori. Dopo l’apertura del Museo Mediceo ai Granai Salvetti annuncia una nuova veste per il giardino della villa, con l’apertura di un punto di ristoro e il restauro del piccolo teatro che diventerà sede di eventi e rappresentazioni. Bookshop e ludoteca andranno a completare la nuova veste di villa Mimbelli che secondo le aspettative dovrebbe diventare un “giardino della cultura”. “Ci abbiamo pensato molto al titolo da dare alla mostra – dichiara il curatore Vincenzo Farinella, docente di Storia dell’Arte Moderna all’università di Pisa – una doppia rivoluzione, quella della macchia e della rappresentazione degli ambienti naturali, le campagne e il litorale di Castiglioncello e in seconda battuta la rivoluzione più matura di Fattori, seppure ordinario all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, con le sue opere nella seconda metà dell’800 in cui disegna nuove prospettive in contrasto e innovazione rispetto alla scuola classica ed accademica. Fattori rappresenta l’anima più autentica di Livorno, abbiamo raccolto testi, corrispondenza e testimonianze per ricercare a livello bibliografico l’intimità della vita di questo artista. La nostra ricerca ha rivelato un legame viscerale con Livorno e la sua gente, quella che lui stesso chiamava il popolo di Livorno, “verace e strafottente di cui sento ribollire il sangue nelle vene”. Un artista longevo e sempre in crescita che non è stato affatto precoce e che ha continuato a dipingere anche dopo aver compiuto ottant’anni”. Tutte le grandi opere custodite a Livorno, i disegni, le acqueforti, e le opere in collaborazione con la Fondazione Piacenza, per un totale di circa 200 opere allestite secondo uno schema classico. Un grande numero di opere fuori sede ha richiesto numerosi prestiti a collezionisti privati e altri poli museali. Oltre al Comune di Livorno a cui è andato il maggior onere economico, ma le cifre restano ancora top secret, Salvetti ringrazia per l’aiuto la Fondazione Livorno e la Camera di Commercio. “Continuiamo quello che abbiamo iniziato nel 2019 con lo strepitoso successo della mostra di Modigliani – commenta il sindaco – un lavoro che abbiamo continuato con Mascagni e la creazione del Festival a lui dedicato, come con Giorgio Caproni, Piero Ciampi e gli Scarronzoni, per riscoprire la vera identità di Livorno attraverso i suoi personaggi più importanti. Tra questi Fattori è il passaggio più importante e un successo scontato”. Un “calcio di rigore” viene definito il successo della mostra da parte dell’amministrazione che con una metafora calcistica rappresenta la grande attesa per l’esposizione dedicata al bicentenario della nascita dell’artista. “Abbiamo dato spesso Fattori per scontato – continua Salvetti – perché ce l’abbiamo ma non ci rendiamo conto del valore nazionale ed internazionale di questo grande artista”. In chiusura il sindaco ricorda e ringrazia l’ex assessore alla cultura Simone Lenzi per il lavoro svolto per questa mostra e la sua sostituta Angela Rafanelli per l’impegno dedicato al polo museale di villa Mimbelli. “Gli ideali del Risorgimento sono garanzia dei principi di libertà”, sottolinea l’assessora. Il personaggio Fattori viene rappresentato tra i moti del ’48 e la giornata dell’11 maggio. Nella memoria storica e politica degli ideali del maestro dei macchiaioli è forte l’appartenenza all’800 livornese ed italiano. Fattori sarà invece deluso e tradito in vecchiaia dalla politica umbertina della nuova Italia. Assieme alla mostra è prevista la rassegna di eventi culturali correlati “W Fattori” il cui programma non è ancora stato reso noto e “I luoghi di Fattori”, un’iniziativa che prevede targhe con Qr code per ascoltare le guide curate dalla cooperativa Agave per raccontare i luoghi di Livorno legati all’artista, come la casa natale, il Duomo, il teatro San Marco e la tamerice di Antignano.

 

Giovanni Fattori

Livorno, 6 Settembre 1825 – Firenze, 30 Agosto 1908

Giovanni Fattori nasce a Livorno, in via della Coroncina (come ricorda ora una lapide commemorativa),da famiglia modesta. Studia dapprima nella città natale dal pittore Giuseppe Baldini e poi a Firenze, prima nella scuola privata di Giuseppe Bezzuoli, poi all’Accademia di Belle Arti (1847-51), dove dal 1869 sarà docente di Pittura. Sempre a Firenze frequenta il Caffè Michelangiolo, punto di ritrovo di artisti e di dibattito sull’arte.

Secondo la dominante “pittura di storia”, si dedica inizialmente a dipinti rappresentanti fatti del passato, come Maria Stuarda al campo di Crookstone (1860 circa, ora Firenze, Galleria d’Arte Moderna) o Scena Medicea (1859), qui conservato. Nel 1859 si avvicina alla pittura di episodi del Risorgimento richiesta dal Concorso Ricasoli, che vince con Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta (1862, ora Firenze, Galleria d’Arte Moderna). Da qui nasce il grande filone dei dipinti a soggetto risorgimentale, che dalle iniziali battaglie diviene sempre più raffigurazione di retrovie, quotidianità della vita di semplici soldati, sconfitte ecc., come qui da un lato i grandi Un episodio della battaglia di Montebello 1859 (1862) e Un episodio della battaglia di San Martino (1868), dall’altro il tardo Hurrah ai valorosi. Guerra del 1866 (1907).

In parallelo, Fattori sviluppa un nuovo linguaggio pittorico che rifiuta le tradizionali linee di contorno e sapienti sfumature cromatiche, per adottare invece sintetiche pennellate e “macchie” di colori accostati anche in maniera stridente, da cui il termine riferito a lui e ad altri artisti di “macchiaioli”.

Altro grande tema è quello della realtà, spesso fissata in schizzi dal vero sul taccuino che porta sempre con sé, a cui Fattori dedica quadri di piccole dimensioni, anche su tavolette di recupero, tele di grande formato, disegni e incisioni: paesaggi, come qui La torre rossa (1866?) o Lungomare di Antignano (1894); gli umili, come qui Mandrie Maremmane (1893) o Operai maremmani sotto l’arco (1900?); ritratti, come qui La signora Martelli a Castiglioncello (1867 circa) o Ritratto della terza moglie (1905). Questi ed altri temi continueranno ad essere affrontati per tutta la sua vita, lasciando incerte le datazioni di molti suoi quadri.

Torna spesso a Livorno, e non solo: dal 1867 è di frequente ospite, con altri artisti, nella tenuta del critico e mecenate Diego Martelli a Castiglioncello; nel 1882 soggiorna in Maremma, dove trae molte suggestioni.

Espone con regolarità alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895.

Muore a Firenze nel 1908; è sepolto a Livorno nel Famedio dei livornesi illustri a Montenero.

Nel 1935 gli viene intitolato il Museo civico livornese.