Home Livorno Cronaca Livorno Effetto Venezia in rosa, si parla con Gino Cecchetin

Effetto Venezia in rosa, si parla con Gino Cecchetin

Sul palco di piazza del Logo Pio prima del concerto di Eugenio Finardi con il sindaco Luca Salvetti e Grazia Di Michele

Livorno, 1 agosto 2025 – Effetto Venezia dedicato alle donne, al senso artistico femminile e alla loro sensibilità. Ma c’è anche da riflettere, insieme all’uguaglianza di genere c’è anche un’altra questione purtroppo più seria, ovvero i femminicidi e la violenza di genere, purtroppo ancora presenti in maniera preoccupante, per numero e per rilevanza sociale, nonostante tutti i progressi umani e civili fatti per l’emancipazione della donna e dei suoi diritti. Il femminicidio di Giulia Cecchetin ha scosso l’opinione pubblica nazionale e anche a Livorno la partecipazione alla manifestazione nei giorni seguenti al tragico evento di cronaca fu enorme. Ospite della città di Livorno, con il sindaco Luca Salvetti e la direttrice artistica di Effetto Venezia Grazia Di Michele, sul palco di piazza del Luogo Pio, prima del concerto di Eugenio Finardi, c’è Gino Cecchettin, il padre di Giulia. È suo il progetto della “Fondazione Giulia Cecchettin” per aiutare le donne e le famiglie vittime di violenza. “Il patriarcato è purtroppo ancora presente in tutte le attività quotidiane – attacca Gino Cecchettin – c’è ancora nei luoghi comuni, negli stereotipi, nei piccoli gesti, in ogni momento. Se ci facciamo caso, la nostra società è ancora intrisa di misoginia. La ricetta per sconfiggere tutto questo è dare più spazio ai sentimenti positivi. Dobbiamo cancellare questa cultura negativa per creare un nuovo modo di convivere assieme”. La Fondazione Giulia Cecchettin si basa sui proventi delle vendite del libro del padre, intitolato “Cara Giulia” e su varie adesioni anche a livello istituzionale, tra le quali si schiera anche il Comune di Livorno. “Si deve iniziare nelle scuole a insegnare a gestire le emozioni, l’unica  risposta è nell’amore, quello vero” interviene Grazia Di Michele. Nel talk organizzato davanti a migliaia di spettatori, la piazza era infatti gremita in attesa del concerto, il microfono passa al sindaco Luca Salvetti: “Dopo la morte di Giulia la manifestazione a Livorno è stata partecipatissima, a testimoniare l’alto grado di civiltà della nostra città. Donne, famiglie e soprattutto giovani, a loro  non dobbiamo sbarrare mai la porta. Ma come facciano ad educare i nostri giovani, ne siamo in grado?” A rispondere è Grazia Di Michele: “Serve un dialogo con i genitori, bisogna dare l’esempio in casa e passare più tempo con i figli”. Riprende la parola Salvetti: “Dopo il femminicidio di Giulia tutta la comunità è stata profondamente scossa, la nostra città ha partecipato in maniera eccezionale a tutte le manifestazioni organizzate e con la nostra vice sindaca Libera Camici stiamo portando avanti molte politiche attive per difendere la donna. Vorrei comunque sottolineare e  condividere il  fastidio provato a causa di alcuni, perché anche per questo tema così serio, nei drammatici giorni dopo la morte di Giulia, c’è stato qualcuno che ha dimostrato di pensarla diversamente”. Tocca di nuovo a Gino Cecchettin: “Ho passato dei momenti terribili, non riuscivo a fare niente, neanche a parlare, in seguito, quando ho ripreso coscienza, ho deciso che come padre di Giulia avevo un’opportunità, quella di provare a cambiare qualcosa. Ho visto questa opportunità come un dovere da  cittadino dal quale non potevo esimermi. Per un problema sociale così sentito è obbligo di tutti i cittadini far sì che questi fatti non avvengano mai più. La Fondazione ha ricevuto tantissime segnalazioni, soprattutto dalle famiglie. L’obiettivo è cambiare le vite delle famiglie, bisogna aiutare i genitori per uscire dal dramma della violenza. Il percorso della Fondazione è stato come un regalo a Giulia e lo spirito è quello di provare a salvare anche solo una vita, allora ne varrebbe veramente la pena”. In chiusura Grazia Di Michele chiede a Gino Cecchettin di lasciare tre messaggi, uno al mondo della politica, uno alle donne e un altro ai maschi. “Alle istituzioni – risponde – vorrei dire che non dobbiamo pensare a questa legislatura ma alle prossime due, tre e quelle future, al di là dei voti e del consenso, perché il mondo appartiene ai giovani. Alle donne chiedo il coraggio di affermare la propria identità in ogni contesto sociale, agli uomini chiedo di capire che nessuno può togliergli la loro mascolinità e di provare anche loro ad essere femministi”.