Livorno, 12 agosto 2025 – Questa sera per le “Notti dell’Archeologia” alle 21 a Villa Henderson verrà presentato il libro del presidente del Gruppo Archeologico e Paleontologico Livornese Roberto Branchetti dal titolo “Manufatti Minori del Territorio Livornese’. Durante la presentazione ci sarà spazio anche per la proiezione di un docufilm di Roberto Tessari in cui viene mostrato il recupero di due manufatti minori (una fonte rurale e una croce stradale) nell’ambito di un progetto di riqualificazione storico-urbanistica del primo nucleo abitativo (ottocentesco) della futura Rosignano Solvay, che all’epoca ancora non esisteva. Ma cosa sono i “manufatti minori”? Nel libro vengono presentate una serie di opere “minori” della cultura materiale che l’uomo del passato ha lasciato impresse nel territorio rurale livornese. Si tratta di manufatti che fino alla prima metà del secolo scorso facevano parte del vivere quotidiano e si potevano vedere comunemente nelle nostre campagne, mentre oggi stanno scomparendo rapidamente (e inesorabilmente) da quel paesaggio di cui costituivano elementi stabili di riferimento. Sono opere superate dal progresso tecnologico e per questo, salvo rare eccezioni, versano in uno stato di completo abbandono. Le possiamo trovare, spesso ricoperte dalla vegetazione spontanea, nel resede di una vecchia casa colonica, al margine di una strada campestre o di una pista forestale. Nessuno sembra più interessarsi del loro destino e nel silenzio generale perdiamo un pezzo di quella cultura contadina che per lungo tempo ha plasmato il “contado” intorno alle nostre città. Ne sono un esempio i muri a secco dei terrazzamenti, le “piazze” delle carbonaie, le strade acciottolate, i guadi, gli abbeveratoi/ lavatoi, le fonti e gli acquedotti rurali, gli elementi minori dell’architettura religiosa (croci stradali e tabernacoli), i cippi confinari, i contenitori del pozzo nero volgarmente detti “bottinaie” ed altro ancora di cui nel libro è data visione e spiegazione. Ai manufatti in questione dovrebbe essere riconosciuto un “valore di esistenza” così da farli entrare nell’interesse dell’archeologia moderna (o post-medievale), un valore sia come recupero della memoria storica di un territorio sia come una risorsa eco-museale capace di cogliere l’interesse dell’escursionista curioso.














