Home Livorno Cronaca Livorno Il Mascagni Festival e i “nastri buoni” di Salvetti

Il Mascagni Festival e i “nastri buoni” di Salvetti

"Dal verismo all'avanguardia" agli Hangar Creativi

Livorno, 4 settembre 2025 – Ravel e Mascagni nella seconda parte e l’inizio è per “l’introspezione sperimentale di Socrate di Erik Satie”, “un’opera che ridefinisce i confini del dramma musicale, e la vibrante passionalità del verismo italiano” come presenta la guida dell’organizzazione. “Dal verismo al contemporaneo”, l’opera odierna del Mascagni Festival agli Hangar Creativi è stata una conferma a livello stilistico e qualitativo delle potenzialità della cultura livornese se entra nelle reti nazionali già affermate ed è dovuta ad emarginare le nòte mezzo secolari figuracce made in Bud Spencer e altri pseudo falsi pseudo miti. Il Verismo con la V maiuscola come scrivono sui manifesti del Mascagni Festival 2025, un’edizione di “livello”, finalmente e senza rémore erudita, e ci mancherebbe senza sensi di colpa, perché il cartellone presenta opere d’autore in ottima corrispondenza con il narrato, l’evocato e l’espresso in forma musicale. L’opera sperimentale lirica “Sokrate” di Edik Satie accompagnata al pianoforte è un bella rappresentazione di saliscendi sonori aggraziati e tardo barocchi, che risuonano bene nei soffitti della modernità contemporanea degli Hangar Creativi. Un altro “nastro” buono di quelli tagliati da Salvetti, che a suon di chiamarlo in causa può sempre tirar fuori il suo mazzo di nastri più riusciti dall’ “estate più lunga del mondo”. Poi si passa al verismo con Ravel e Mascagni, una costola importante della letteratura francese e universale, e anche della musica italiana, con Puccini per trasferisci a Torre del Lago ma sempre in Toscana nella villa dei livornesissimi armatori Orlando del Cantiere omonimo, e con tutto il “Circolo della Bohème”, delle opere umane e popolari di Mascagni per tornare alla Livorno in “rete”, in un eclettismo pluralista che comprende anche la pittura con la lieta riscoperta, grazie al lavoro dell’amministrazione, di un altro dei figli nobili e dei numerosi “moschettieri” della nostra città, ovvero Angiolo Tommasi, amico intimo di Mascagni e suo ritrattista personale, e la sua pittura “dal vero”, nella grandiosa tela “I migranti” a ricordare l’esodo in Argentina degli italiani e in tantissime altre opere. Quest’anno c’è anche il bicentenario di Fattori e Livorno rivuole la sua identità italiana, dal “villano” ai valori risorgimentali, alle Nazioni, alla Livorno liberty e moderna, e alla Livorno libera e aperta prima dei partiti politici. In seguito c’è anche la Parigi di Picasso, di Henry Miller e di Chagall che era “anche” di Modigliani, di Corcos, di Piero Ciampi e di tanti altri. Gli Hangar Creativi, tra i “nastri buoni” di Salvetti, possono diventare il nostro piccolo grande Pompidou e il Goldoni e la Fondazione Goldoni si confermano il salotto buono della città, come a Lucca, Pisa Firenze, e nel resto delle città italiane che detengono un’identità culturale.E per pensare a Modigliani, agli impressionisti e agli espressionisti c’è sempre tempo, invece di citare Degas come fa qualche “incsuto”, si scherza, come sempre.

“Dal verismo all’avanguardia” è stato eseguito da:

Maryna Kulikova – Soprano

Kamilla Karginova – Soprano

Arianna Presepi – Pianoforte