Livorno, 29 dicembre 2025 – La cultura come strumento concreto di rigenerazione urbana e coesione sociale. È questa la linea seguita negli ultimi anni dal Comune di Livorno insieme a Fondazione LEM e che oggi trova una conferma autorevole anche in ambito accademico.
A metterla nero su bianco è la tesi di laurea della livornese Sara Frosini, 27 anni, dal titolo “Gli eventi come strumenti di rigenerazione urbana: il caso di Livorno con i quartieri di Borgo Cappuccini e Garibaldi”, discussa all’Università di Pisa nel corso di laurea in Discipline dello spettacolo e della comunicazione. Uno studio che analizza e valorizza la strategia adottata dall’amministrazione comunale, fondata sull’idea dei “presidi culturali” come risposta al degrado e alla marginalità urbana.
Al centro della ricerca due eventi simbolo della città: Straborgo, nel quartiere di Borgo Cappuccini, e Garibaldissima, nel quartiere Garibaldi. In entrambi i casi, manifestazioni culturali e popolari che hanno contribuito a modificare la percezione di aree storicamente considerate difficili o marginali, restituendo loro centralità, identità e vivibilità.
Secondo la tesi, la cultura non rappresenta più soltanto un elemento simbolico o di intrattenimento, ma una vera leva operativa capace di generare relazioni, nuove economie e senso di appartenenza. I dati raccolti, incrociando le informazioni operative di Fondazione LEM – come partecipazione, investimenti e strategie – con un’indagine sul campo condotta tra i cittadini, evidenziano un impatto sociale significativo e duraturo.
“La ricerca dimostra che eventi come Straborgo e Garibaldissima non sono episodi isolati – spiega Sara Frosini – ma strumenti capaci di trasformare la percezione dei luoghi e di favorire la riappropriazione degli spazi urbani da parte dei residenti. Il dato più interessante è che i benefici vengono riconosciuti anche dopo la fine degli eventi”.
Particolarmente emblematico il caso di Borgo Cappuccini, dove il giudizio dei cittadini è migliorato proprio grazie al percorso culturale avviato negli ultimi anni. Lo studio sottolinea inoltre un effetto “a catena”: il successo di questi modelli ha incoraggiato la nascita di iniziative spontanee in altri quartieri, come la Festa in Coteto, segnale di una comunità sempre più partecipe e attiva.
Dalla tesi emerge anche una prospettiva futura chiara: superare la dimensione episodica degli eventi e diffondere il modello in altre zone della città, mantenendo però un forte legame con le peculiarità di ogni quartiere. Un approccio che punta sulla cultura come linguaggio comune e come elemento di riconoscimento identitario.
Il lavoro accademico di Sara Frosini diventa così una fotografia approfondita – e una legittimazione – del percorso intrapreso da Comune e Fondazione LEM, indicando nella partecipazione e nella qualità della proposta culturale una delle chiavi per il futuro della città.











