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Livorno nella Roma antica con Annalisa Faggi

Giovedì 19 febbraio alle 17 a villa Henderson

Livorno, 16 febbraio 2026 – Appuntamento giovedì 19 febbraio alle 17 nella Sala Bianca del Museo di Storia Naturale e del Mediterraneo di Villa Henderson con l’archeologa livornese Annalisa Faggi per un bilancio sui “Nuovi Ritrovamenti di Epoca Romana nel Territorio”. Livorno è una città relativamente giovane ma la sede del territorio appartiene ad una storia molto antica. Quali sono le testimonianze del periodo romano dei nostri insediamenti alle propaggini del Portus Pisanus?

Annalisa Faggi

Il valore dell’Archeologia Preventiva

In anteprima sulla conferenza abbiamo raggiunto Annalisa Faggi: “A Livorno in molti non pensano ad una vera testimonianza del periodo etrusco e romano. A Livorno non si parla di romanità e questo si deve ad una carenza della raccolta di molti ritrovamenti realmente esistenti”. Antignano, Salviano, via Firenze, la peschiera di Ardenza, i luoghi d’interesse sono molti. “In epoche passate, già dall’800 furono gestiti vari ritrovamenti, le ceramiche di Antignano, una necropoli ad Ardenza, tutti siti che però con il tempo hanno visto un collassamento e la perdita dei materiali. Ancora non c’era una vera e propria cura degli scavi archeologici. In epoca più recente sono da citare i più recenti siti di San Martino e di Collinaia”. Grazie alle nuove tecniche di “Archeologia Preventiva” i nuovi scavi possono essere gestiti in maniera migliore. Ci puoi spiegare in cosa consiste? “Con le nuove tecniche è prevista una collaborazione diretta con la Sovrintendenza e la presenza di un archeologo professionista. Ciò ha permesso di colmare alcune lacune presenti anche per il nostro territorio e ci ha permesso di fornire un quadro più preciso degli insediamenti presenti nel nostro territorio”. Che caratteristiche avevano gli insediamenti del nostro territorio? “Il nostro entroterra forniva una seire di floridi insediamenti manifatturieri legati alla vicinanza del Portus Pisanus, varie fattore e fabbriche di anfore e di ceramiche. Non si trattava di veri e propri centri urbani ma di insediamenti rurali”. Cosa ci dici del presunto tratto dell’aurelia romana che corre dietro il ponte di Calignaia? “Non l’ho mai analizzata e vorrei farlo, non credo sia segnalata e bisognerebbe studiarne i materiali e le tecniche del basamento per stabilirne l’autenticità”. Non dovrebbe esserci bisogno ma un po’ di chiarezza sulle vaschine del Romito non guasta. “Si tratta di cave romane di banchina o arenaria che furono impiegate anche secoli dopo. Le più antiche sono lungo il litorale ma ce ne sono molte altre anche nell’entroterra”. Un altro importante sito è la peschiera di Ardenza. “Si tratta come ha spiegato ottimamente la biologa marina Federica Mazza di un antico allevamento ittico che si riforniva attraverso delle cisterne con acqua dolce”. Un cenno sulla leggenda dell’insediamento vicino al cimitero dei Lupi dove aveva sede il tempio di Ercole Labrone. “Prove non ce ne sono a parte l’etimo Labro della nostra città. L’insediamento era realmente esistente e dipendeva dal Portus Pisanus, tra l’800 e il 900 alcuni scavi rivelarono la presenza di una necropoli ma dei ritrovamenti non c’è più traccia”. Infine un giudizio sulla gestione dei reperti di epoca romana nel nostro territorio. “Livorno per essere una città con una continuità edilizia ha dato nota di una grave impotenza archeologica e di carenze di strumenti. Basti pensare al sito di Salviano dove risiedeva una gens romana che dette il nome al luogo, la gens Salvia. Mentre si costruiva sono venuti fuori dal terreno una stele funeraria e molti blocchi di marmo ma purtroppo di questi reperti non c’è nessuna traccia che sia sopravvissuta”.