Pisa, 30 marzo 2026 – L’azienda Ospedaliera Universitaria Pisana dovrà risarcire 700 mila euro ai parenti di una psichiatra 33 ennebrasiliana morta nella notte tra il 5 e il 6 novembre 2015 dopo essersi gettata dalla finestra del terzo piano del reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Cisanello, dove era stata ricoverata in seguito ad un incidente stradale avvenuto pochi giorni prima, il 19 ottobre 2015. “Negligenza dell’azienda sanitaria dalle cure alla gestione della paziente” questa l’accusa sancita dal Tribunale all’azienda pisana, condannata nel 2023 e che ha visto respingere dalla Corte d’Appello l’ulteriore ricorso, udienza conclusasi in questi giorni.
“Era in forte stato di agitazione”
La paziente brasiliana, in vacanza in Italia per un raduno di appassionati di Harley Davidson, dopo l’incidente in moto sull’A12 a Massa, è stata trasportata in gravi condizioni a Cisanello con l’elisoccorso. Arrivata al Pronto Soccorso il medico di guardia le riscontra un forte stato di agitazione e le viene somministrata una dose di Serenase per calmarla, quindi le sue condizioni sembrano migliorare. Ma alle 1 e 30 deliberatamente si getta dalla finestra del terzo piano della stanza dove era ricoverata nel tentativo di fuggire, trovando purtroppo la morte: “Il suo non fu il gesto deliberato di una persona che soffre al punto da non riuscire più a vivere – scrivono i giudici d’appello – ma un atto commesso in preda al delirio, nella totale incapacità di comprenderne le conseguenze, da parte di una persona che ben avrebbe voluto vivere e che certamente l’avrebbe fatto ove le corrette cure l’avessero aiutato a superare i gravi problemi neurologici causati dal sinistro stradale. Quindi, proprio perché frutto del delirio, il gesto di aprire la finestra e passarvi attraverso era del tutto prevedibile e prevenibile”.
Il processo
Secondo la sentenza di condanna in primo grado “le fasce utilizzate potevano andare bene per praticare una blanda contenzione, ma non per assicurare a letto una paziente in stato di agitazione e con idee di fuga”. Inoltre nel reparto di neurochirurgia non vi erano strumenti per praticare la contenzione a letto dei pazienti con alterazione psicomotoria, ragione per cui è stato stabilito dagli inquirenti che il personale “non ha adeguatamente vigilato sulla paziente (in considerazione della sua condizione e del fatto che era collocata in una stanza dotata di finestra) al punto che quest’ultima ha avuto il tempo necessario per alzarsi dal letto, aprire la finestra e, infine, gettarsi”. La Corte d’Appello stabilisce ancora la negligenza di non averla sottoposta a visita psichiatrica e di averle somministrato farmaci non adeguati, incidendo sull’esito infausto del ricovero della donna: “Se fosse stata visitata dallo specialista psichiatra sarebbe stata ricoverata nel reparto di psichiatria e non sarebbe deceduta gettandosi dalla finestra, posto che nelle stanze di tale reparto le finestre non sono previste – o comunque non sono apribili dai pazienti – proprio per evitare tali eventi”. La condanna viene quindi confermata e l’Aoup viene condannata a pagare 700 mila euro di risarcimento e circa 30mila euro di spese legali.












