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Buon 120 esimo compleanno Ghigo Tommasi

Il contributo della curatrice Alessandra Rey, nipote di Ghigo Tommasi e detentrice dell'Archivio omonimo

Livorno, 23 maggio 2026 – Nipote di Angiolo e Ludovico Tommasi e cugino di Adolfo Tommasi, domani si celebra il 120 esimo anniversario della nascita di Enrico “Ghigo” Tommasi, pittore estremamente importante del Novecento livornese ed italiano, nato in una famiglia di grandi interessi artistici e culturali, sviluppa il suo stile dai paesaggi alle raffigurazioni dei mestieri, imprimendo una svolta metafisica e pre-surrealista al classico stile macchiaiolo, post macchiaiolo e impressionista di vari artisti livornesi a lui antecedenti. Dalla raffigurazione impressionista al concetto, Ghigo Tommasi rappresenta un passaggio fondamentale all’interno del Novecento, attraversando anche i momenti più violenti e tragici dello scorso secolo. Pittore di guerra inviato dall’esercito italiano in Albania rappresenterà con motivazione e contenuti semi espressionisti tutto il “fare” delle truppe italiane in guerra, insieme alle scene di vita quotidiane dei nuovi territori. Parteciperà a varie importanti esposizioni a Roma, organizzate dall’esercito e dopo l’armistizio dell’8 settembre, essendosi rifiutato di collaborare con le truppe naziste, sarà internato dai tedeschi in due lager di prigionia, dove, grazie alla premura di aver conservato i colori e alla fortuna di trovare delle cartoline inutilizzate dai nazisti, realizzerà una serie di splendidi acquerelli che rappresentano una collezione unica ed inedita dal valore insieme romantico, tragico e documentaristico, rispetto al dramma della prigionia del lager, il freddo, la morte, gli stenti e la fame, non mancando con grande sensibilità artistica ed umana, di ritrarre, sia le scene di vita quotidiana all’interno del lager, sia le funzioni religiose, anche quelle più tristi, sia le ricorrenze da festeggiare, come i compleanni dei familiari, ritraendo fiori ed altri elementi. Sopravvissuto all’inferno tornerà nella sua Livorno dove rivestirà con grande dedizione la carica di vice presidente del Gruppo Labronico allora presieduto da Gino Romiti, ricevendo gli apprezzamenti di altri due grandi artisti livornesi, March e Natali. Per celebrare il 120 esimo compleanno di Ghigo Tommasi, pubblichiamo l’ampio contenuto realizzato dalla curatrice Alessandra Rey, nipote di Ghigo Tommasi e detentrice dell’Archivio omonimo:

“I Vasai”, 11 agosto 1943, Albania, olio su tela, cm 100×70.
Collezione Ghigo Tommasi.
“Allarmi all’alba”, sanguigna, matita su carta, cm 48,5×66.
Opera esposta a Roma nel 1942
Collezione Ghigo Tommasi

Ghigo Tommasi nasce a Firenze il 24 maggio 1906 da una storica famiglia di pittori: i suoi zii sono infatti i fratelli Angiolo e Lodovico Tommasi ed il loro cugino Adolfo.
Allievo di Lodovico, Ghigo successivamente frequenta dal 1925 al 1930 lo studio di Adolfo. Nel 1930 si iscrive alla Scuola libera del nudo dell’Accademia di Firenze e sarà allievo di Felice Carena.
Nel 1933 è presente alla Primavera Fiorentina “Prima mostra del sindacato nazionale fascista di Belle Arti” al Palazzo del parterre di S. Gallo, con il dipinto intitolato “Tiro a segno”. Alla mostra espongono anche Lodovico Tommasi e Aldo Carpi, con cui stringerà inseguito un importante rapporto di stima e amicizia. Nella sua carriera espone in numerose personali e collettive sia pubbliche che private.
Nel 1937 partecipa alla Mostra d’Arte Estate Livornese, alle Acque della salute di Livorno: con le opere “Ritratto” (in testa al documento) e “Paesaggio”. Lo stesso ritratto sarà esposto anche nel 1938 alla X Mostra Interprovinciale del sindacato fascista delle Belle Arti Firenze.
Alla fine degli anni trenta e nei primi anni quaranta sviluppa un linguaggio nuovo in cui al realismo delle figure rappresentate si inserisce una dimensione come di sospensione del tempo. I piani si semplificano, le figure si astraggono, i connotati del volto sono accennati, le azioni immobili, lasciando lo spettatore partecipe in un silenzio che potremmo definire quasi metafisico. Un periodo che per certi versi può ricordare la ricerca di astrazione e al tempo stesso il bisogno di immedesimazione che si coglie nella pittura di Carrà.
Questa costruzione semplificata, questa presenza silenziosa e partecipe trova forma in modo particolate nella serie dei mestieri, che Ghigo Tommasi inizia a dipingere quando sarà inviato dall’Esercito italiano nei Balcani come pittore di guerra: “I vasai”, Il mattonaio”, “Venditore di uccelli”, “Il tosacani”. Come pittore di guerra, che allora avevano un compito vicino a quello di un reporter di oggi, disegna e scrive in quaderni che descrivono le azioni militari italiane e mostrano anche i luoghi e le popolazioni.
Nella primavera del 1942 partecipa alla Prima mostra degli Artisti Italiani in Armi a Roma dove presenta 10 disegni a matita nel formato cm 66X48:
“Vedette”, “Allarme all’alba”, “Azione notturna”, “Costruzione di piazzole”, “Mitraglieri” “Batteria antiaerea”, “Aerofonisti in ascolto”, “Camicie Nere al pezzo”, “Recupero d’un apparecchio inglese abbattuto”, “Posto d’avvistamento”.
Nel gennaio 2016, nel corso delle attività di restauro dell’edificio che ospita dal 1939 l’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio, sono state rinvenute ottantanove opere.
Nell’ aprile-giugno 2017 è stata organizzata allo Stadio Domiziano la mostra “Artisti Italiani in Armi – la collezione ritrovata” dove le opere di Ghigo Tommasi hanno avuto uno spazio particolare per il valore di testimonianza e per l’interesse per le vecchie tecnologie, si pensi ad esempio al disegno intitolato “Areofonisti in ascolto” in cui si mostra in azione un antenato del radar.
Caporale del Comando della 9° Armata nella sezione A, Ghigo Tommasi riporta le attività dell’armata come una sorta di giornalista di guerra attraverso quaderni, taccuini, dipinti, disegni e diari che tracciano viaggi, raccontano spostamenti, disegnano accampamenti e trincee, illustrano i combattimenti e le azioni, le vicende e gli aspetti non solo eroici, ma anche umani.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, è catturato come soldato italiano dai tedeschi. Coloro che si rifiutano di combattere nelle file dell’esercito nazista sono deportati in campi di detenzione nei territori della Germania.
Nel novembre del 1943 è deportato dapprima nel campo di concentramento Oflag, 83 di Wietzendorf e successivamente allo Stammlager IX A. Lo Stalag era situato a Ziegenhain nell’Assia (Hesse) settentrionale. Pur non trattandosi di uno dei campi di sterminio di Hitler era tuttavia una vera fabbrica della morte.
Del suo gruppo raccontava Ghigo Tommasi ritornarono solo in 5.
Resterà a Ziegenhain per circa due anni come IMI -Internati Militari Italiani, in tedesco Italienische Militärinternierte. Questa condizione giuridica non da “prigioniero” ma da “internato” fu adottata da Hitler per non riconoscere le garanzie della Convenzione di Ginevra.
Riporterà dal campo di concentramento acquarelli e disegni che illustrano la vita quotidiana dei prigionieri e una piccola agenda dove sono indicate brevemente le giornate.

Inedito. Estratto da un quaderno di 24 pagine di cm 13×21 che descrive e illustra con disegni a matita una azione svolta dal1al 17 luglio1943 dalla IX Armata, con base nel quartier generale a Tirana. Collezione Ghigo Tommasi
Inedito. Quattro di 44 Acquarelli su cartoncino cm 10,5×15. Soggetto il campo di concentramento di Ziegenhain 1943/44. Collezione Ghigo Tommasi.

Nel 1941, prima di essere richiamato come pittore di guerra Ghigo Tommasi espone a Firenze al Sindacato interprovinciale fascista di Belle Arti alla “XII Mostra d’arte Toscana” a Palazzo Strozzi. La giuria d’accettazione è presieduta da Felice Carena. Presenta “Preparativi per la pesca”. Vi partecipa anche il pittore di Santa Fiora Memo Vagaggini con l’opera intitolata “Maremma”.
L’amore per la Maremma porterà successivamente Ghigo Tommasi ad acquistare una casa nel borgo di Santa Fiora che dipingerà con i suoi archi, le stradine, le scalinate e le persone sedute all’uscio a fare piccoli lavori, Porta Carolina, la piazza Castello con i cacciatori a chiacchera.
Ispirato dalla natura quasi epica della Maremma e dai suoi personaggi dipingerà pastori, cacciatori, le bettole, le grandi tavolate, i borghi e i loro abitanti, i cavalli bradi, i cani. La Collezione Pepi a Crespina ha in catalogo il dipinto di Ghigo Tommasi “Chiacchere davanti alla casa del pittore Memo Vagaggini a Santa Fiora”. Nel 1947 riprende l’attività espositiva in gallerie private come Bottega d’Arte a Livorno e in quelle pubbliche in toscana e partecipa alle quadriennali romane.
Tra le mostre ricordiamo:
-1949 Premio Siena, Concorso Nazionale di Pittura dove presenta “Il Vasaio”;
– 1951 Premio Rosignano, IV Mostra Regionale di Pittura con in giuria Aldo Carpi, presenta le opere “Poggi bruciati”, “Venditore di uccelli”, “Santa Fiora”.
In questa occasione rincontra Aldo Carpi, direttore dell’Accademia di Brera, il legame di amicizia si consolida e diventa ancora più profondo.
Nello studio di Ghigo Tommasi fotografie, autoritratti, lettere e persino il calco della mano dell’amico Aldo Carpi raccontano questo legame. Dopo la guerra entrambi portavano dentro la terribile ferita dell’esperienza del campo dì concentramento: Ghigo Tommasi come IMI e Aldo Carpi perché protesse una allieva ebrea. Uno fu internato a Ziegenhain, campo ad alta mortalità, l’altro a Mathausen. Entrambi pittori riportarono memoria scritta e disegni di quella terribile esperienza, Ghigo Tommasi conservò questo materiale inedito fino ad oggi.

Nel 1954 al Premio Rosignano, V Mostra Regionale di Pittura presenta “Strada di periferia”, “Il tosacani” e “Alla fiera”.
Nel 1955 partecipa a Roma al Palazzo delle Esposizioni alla Mostra Internazionale di Arte Contemporanea con “Paese Toscano”.
Nel 1957 al Premio Rosignano VI Mostra Regionale di Pittura fa parte della commissione giudicatrice insieme ad Aldo Carpi ed Ennio Pozzi.
Nel 1963 la Galleria Cancelli di Firenze presenta una sua personale diventando ormai la galleria di riferimento dell’artista organizzando molte esposizioni.
Diverse le personali a Milano alla Galleria Bolzani, a Grosseto alla Galleria Centro delle Arti, a Cecina, a Livorno e in altre gallerie della Toscana.
Nel 1963 vince a Castiglioncello il Premio di pittura Annuale “Romolo Monti” con l’opera “Fortullino pini e luci”. Giudici i pittori G. Romiti e E. Carraresi, A. Angiolini collezionista, L. Bonetti critico.

Cacciatore maremmano, olio su tavoletta, cm 70×60, 1967.
Collezione Ghigo Tommasi

Partecipa a numerose giurie tra cui nel 1965 a Livorno alla Rotonda d’Ardenza per il Comitato Estate Livornese.
In quegli anni (dal 1964 al 1975) si reca in Sardegna a trovare la figlia Paola, sposata con l’ufficiale di Marina Beniamino Rey. Affascinato dalla natura aspra e poetica ne dipinge il mare assolato, le rocce erose dal vento, i pescatori al lavoro, i pastori e i porticcioli.
Nel 1962 espone per la prima volta a Livorno con il Gruppo Labronico alla Casa Comunale della Cultura insieme con le opere degli zii Angiolo e Lodovico Tommasi. Nel 1964 entra a far parte del Gruppo Labronico con Gino Romiti presidente.
Da allora partecipa a tutte le esposizioni del gruppo fino al 1987.
Dal 1968 farà parte del Consiglio direttivo assumendo l’incarico di Vicepresidente.

“Pastore e cacciatore”, olio su tela, cm 80×120.
Gruppo Labronico XXVI Mostra d’Arte, Casa della Cultura 6-30 giugno 1964, Livorno.
Collezione Ghigo Tommasi

Di lui Gino Romiti, Renato Natali e Giovanni March scrissero:

“Un pittore il quale, fin da giovinetto amò e si commosse per gli aspetti emotivi della Maremma Toscana, nutrendo l’anima sua dell’affascinante poesia di quella terra, immortalata dall’arte di sommi pittori e poeti.
La pittura di Ghigo si identifica a questa espressione poetica, e si fa amare per il linguaggio pittorico, agile, sapiente, costruttivo; elementi tecnici indispensabili per un pittore di razza.”
Gino Romiti

“La pittura di Tommasi, prima di tutto, è interpretazione intelligente della natura attraverso una serenità costante nel colore, nella semplificazione dei piani, nella illuminazione che nasce dall’interno, raggiunge quella semplicità espressiva che solo un sentimento cosciente e una sicurezza stilistica possono tradurre in risultati costanti.
Renato Natali

“Le tue cose danno la freschezza degli ambienti che hai respirato. Bene Ghigo. Evviva la Maremma e la Sardegna. Affettuosamente tuo
Giovanni March

“Pini e lecci al Fortullino”, Olio su tavoletta cm20x40.
Collezione Ghigo Tommasi
“Maremma”, capanno a Giuncarico, Grosseto, olio su tavoletta, cm 70x 55.
Esposto dal Gruppo Labronico nella mostra a Bottega d’Arte a Livorno.
Collezione Ghigo Tommasi

Nel 1994 partecipa all’ultima esposizione a Castiglioncello Castello Pasquini con un dipinto intitolato “Vecchia Livorno”.
Continuerà a dipingere fino alla morte avvenuta nella sua casa studio di Livorno, circondato dai suoi cari, il 5 settembre 1997.