Livorno, 28 maggio – “La straordinaria storia di James Partridge negoziante e collezionista a Livorno e il Taccuino delle Silhouette”, un titolo lunghissimo per l’opera scritta a quattro mani dallo storico e genealogista Matteo Giunti e dalla curatrice Helen Koehl, edito da Sillabe e presentato alla Biblioteca Labronica di villa Fabbricotti alla presenza di un numeroso pubblico e dell’assessora alla cultura Angela Rafanelli. A moderare il vice segretario dell’associazione culturale Livorno delle Nazioni Stefano Ceccarini, Livorno delle Nazioni di cui fa parte da anni anche lo stesso Matteo Giunti. E proprio alla Livorno delle Nazioni il libro è dedicato, in particolare alla Nazione Inglese e al commerciante inglese James Partridge, nato nel 1741 in un paesino del Somerset, in Inghilterra. Arrivato a Livorno Partridge si stabilirà ad Ardenza, nella sontuosa villa Ombrosa, esistente ancora oggi, posta a lato della Chiesa dell’Apparizione, all’inizio della salita per Montenero. Commerciante serio e affidabile di “drappi”, ovvero di sete e tessuti vari, James Partridge e la moglie Elisabeth condurrano una vita da benestanti, tra salotti culturali e relazioni sociali di alto livello, come spettava alla ricca borghesia del settecento labronico. Partridge era infatti uomo assai singolare e di alto livello intellettuale e culturale, come dimostrano le iscrizioni in greco e in latino sulla sua tomba monumentale dov’è sepolto, nell’antico cimitero degli inglesi di via Verdi. La storia della Nazione Inglese e dei rapporti sociali che intercorrevano al tempo tra le famiglie borghesi della Livorno delle Livornine, è narrata con precisione da Matteo e da Helen, rivelando un gusto particolare per le relazioni tra le casate dell’epoca ed altre curiosità che danno un perfetto alone di nobiltà e di ricchezza ad una Livorno ormai perduta nella memoria dei più. E c’è anche un piccolo segreto che lega i due autori, un segreto che si riallaccia alla professione di Matteo Giunti, quella di genealogista, perché durante le ricerche sulla famiglia Partridge viene fuori una sorpresa, ovvero, grazie all’adozione di due bambini, da parte di uno dei discendenti dei Partridge, è stato possibile risalire ad una parentela comune. Anche Helen Koehl infatti è una discendente della nobile famiglia della Nazione Austriaca Livornese, i Kotzian, come Matteo Giunti che ne è discendente diretto da parte materna, mecenati, mercanti e benefattori, assai attivi nella Livorno risorgimentale, a cui si deve la costruzione della storica Stazione Ferroviaria di San Marco, La Leopolda, purtroppo abbandonata all’incuria da anni. Questa parentela e questo destino comune che nei secoli è tornato ad incrociarsi, ha fatto sì che anche Helen Koehl, curatrice artistica dell’associazione culturale francese “Les Amis de Alfredo Müller”, dedicata al pittore livornese di fine Ottocento, si mettesse anche lei a raccontare la storia del loro antenato “comune”, con Helen Koehl che è giunta direttamente da Strasburgo per partecipare alla presentazione del “suo” libro.
Partridge, Lavater e le “Sihlouette”



Per James Partridge la vita livornese offre diversi spunti, tra gli intellettuali suoi conoscenti, un altro protagonista molto trattato nel libro, è il filosofo, scrittore e teologo zurighese Johann Kaspar Lavater. Partridge è entrato in contatto con Lavater per i suoi studi sulla fisiognomica. Il Pastore svizzero infatti in quel periodo stava affrontando questa branca di studi, oggi assai desueta se non abbandonata del tutto, per riuscire a determinare una connessione tra il mondo religioso ed il mondo ateo, un “tratto unico” che potesse restituire interezza al percorso umano. Per il commerciante Partridge quale poteva essere la migliore occasione per riuscire ad identificare eventuali malfattori tra i suoi clienti e conoscenti? Quale migliore maniera di difendersi se non l’amicizia con Lavater e la condivisione delle nozioni da lui acquisite? Ecco che da questa relazione nasce anche una seconda fase del libro, ovvero “I Taccuini della Silhouette”. Il prezioso taccuino, che riporta ben trenta ritratti ombreggiati di profilo realizzati dal pittore svizzero Johann Heinrich Füssli, attivo e ben noto come disegnatore e pittore romantico e surrealista in Inghilterra dove cambiò il suo nome da Füssli a Fuseli, è stato miracolosamente “ritrovato” da Matteo Giunti alla Biblioteca Labronica, durante le sue ricerche d’archivio di manoscritti legati alla storia della Livorno delle Nazioni. Le trenta “silhouette” (il termine francese deriva dal politico illuminista Ethienne De Silhouette, amico di Rousseau, esattore delle tasse e noto per la sua politica di “tagli” alla ricca nobiltà, si veda l’espressione “alla silhouette”) ritraggono altrettanti personaggi famosi ed esponenti di rilievo della vita economica, nobiliare e culturale della Livorno dell’epoca, tra cui i coniugi Partridge, tutti visti di profilo e ritratti in ombra, come si vede in foto, somiglianti a dei “ritagli”, delle “silhouette”, appunto. Il “carnet” di disegni, miracolosamente ritrovato, viene stimato risalire al 1776 da Matteo Giunti, che ne pubblica un’ampia sezione nella seconda parte del suo libro, pubblicando tutte le illustrazioni e descrivendo le storie dei soggetti ritratti. Le “Silhouette”, realizzate da Füssli, o Fuseli, pittore per altro quotato e rappresentato in varie mostre dell’epoca, finirono nell’orbita di interesse del teologo Lavater, e quindi anche della famiglia Partridge, come dimostrano le “loro” due sihlouette. La storia di James Partridge si srotola ancora nel libro attraverso altri eventi affascinanti fino all’occupazione francese da parte di Napoleone, con vari altri aneddoti narrati mirabilmente. C’è anche un tocco di mistero e di paura nella storia di “Giacomo” Partridge, il quale per un malessere o per una presunta bancarotta, durante il periodo napoleonico, in seguito ad alcune difficoltà economiche che sul momento gli parvero insormontabili, si suicidò con un colpo di fucile alla testa all’interno della sua abitazione all’Ardenza. Leggenda vuole che il fantasma di James Partridge sia rimasto ad infestare Villa Ombrosa con la sua presenza per secoli e i suoi lamenti abbiano continuato a spaventare i successivi inquilini, fino al Novecento, come racconta uno degli inquilini della Villa Ombrosa, il direttore d’orchestra Massimo Freccia, nel 1920, nel suo libro dedicato al fantasma di Partridge, “il suono del silenzio”, come riportato anche nel libro di Matteo e di Helen. Questo e molto altro ancora viene narrato nel libro, come la frequentazione della vedova Partridge, con Sir George Gordon Byron, anch’esso frequentatore a Livorno della Nazione Inglese e amante della Contessa Teresa Gamba Guiccioli, come si vede ben nota e ritratta in una delle Silhouette di Füssli (foto).
La storia della Livorno delle Nazioni, una memoria importante ma “inconsapevole”

L’interasse per la storia della Livorno delle Nazioni con il libro presentato da Matteo Giunti e da Helen Koehl vede finalmente un po’ di luce, un po’ per l’affascinante storia della Nazione Inglese, da Lord Byron, a Mery Shelley, ai Partridge e ad altri ancora, e anche un po’ perché è la storia della nostra città, forse, anzi sicuramente, la più importante. Perché a causa dei cambiamenti politici avvenuti il tessuto economico e culturale livornese nel Novecento ha cambiato totalmente faccia e in cento anni o poco più, a dispetto di più di tre secoli di storia totalmente opposta, ne è stata scritta una “diversa”. Diversa perché dal Novecento ad oggi si racconta che le Leggi Livornine servivano “solo” ad accogliere pirati, ex galeotti e quant’altro, fino alla connotazione labronica tra il guascone, le infradito senza accento, l’ignoranza con l’accento e le coincidenze senza e basta, con il disoccupato all’Ardenza e a Shanghai, tutt’ora in vigore oggi e in piedi come il marinaio alla Rotonda a guardare il mare. I Medici invece idearono le Livornine per riempire la città di imprenditori, e non “solo” di schiavi. Infatti la moratoria dei reati tornò utile a varie famiglie ricche e in contrasto con i governi e i sovrani dell’epoca, ad esempio si può parlare delle potenti famiglie ebree sefardite spagnole e portoghesi, costrette alla fuga dall’Inquisizione Spagnola, oppure alle famiglie greche Rodocanacchi e Maurogordato, entrambe fuggite dall’ “eccidio di Chio” in seguito alla guerra con la Turchia, o ai ricchissimi mercanti armeni di caffè tra Venezia e le Fiandre, gli Sherimann. Le Livornine furono dunque un biglietto “gratis” per gli imprenditori nei “guai” in Europa e anche in un certo senso in contrasto intellettuale e culturale con i regimi dell’epoca, per investire nel “nuovo” porto del Rinascimento mediceo, costruito dal Buontalenti. Questo il fraintendimento, il “miss understanding” sulla “livornesità”, ed ecco il secolo di oblio, colpevole e ormai assuefatto alla colpa e alla lagna del “a Livorno non c’è cultura”. Si può vedere riflettersi uno spiraglio di luce sulla sua ormai dimenticata ma non per questo scomparsa storia la nostra bella Livorno? Può farlo grazie ai tentativi coi “nastri” e con le estati “più lunghe di Salvetti? Forse ci vuole Ben Harper, ma al di là delle battute, che fanno ridere sempre, qual è l’ostacolo? Le difficoltà sono nel sistema economico, ormai cambiato, la struttura imprenditoriale del nostro porto è mutata e da catalizzatore di ricchezza è diventata una macchina che fa guadagnare gli altri e a noi resta la movimentazione e la logistica del container, con tanto di polo per non rimanere senza maglietta e senza pudore. E allora è un domino che porta con sé tutta la decadenza e la rovina livornese, da Modigliani alle Terme del Corallo, a villa Rodocanacchi, alla Torre del Marzocco e via giù tutte le tessere, in una caduta a cui “non ci si può” sottrarre, come dicono gli psicologi. Ma è così davvero? Non del tutto fino a che il lavoro come quello presentato in queste meravigliose giornate da Matteo Giunti viene ascoltato. La pubblicazione de “La straordinaria storia di James Partridge negoziante e collezionista a Livorno e il Taccuino delle Silhouette” è un ottimo risultato raggiunto. Anche se ci sono voluti oltre vent’anni di fatica. La presenza dell’assessora alla cultura Angela Rafanelli è una nota molto importante su cui riflettere, come l’ascolto che è stato dato a Matteo Giunti e a Livorno delle Nazioni in una delle ultime Commissioni Consiliari per la creazione di un itinerario turistico dedicato ai luoghi della Livorno delle Nazioni con la creazione di nuovi cartelli informativi. Adesso ci sarà da passare in Consiglio Comunale per l’approvazione e poi un altro tassello della storia e della cultura livornese sarà rimesso in piedi. “Un lavoro eccezionale fatto con grande passione – ha commentato alla presentazione del libro l’assessora Angela Rafanelli – la storia della Livorno delle Nazioni è una storia molto importante di cui purtroppo la maggioranza dei livornesi non è consapevole”. Eppure si muove, si dice.













