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Il “caso Manetti” e la sfiducia al direttore de Il Tirreno

Scontro politico nel quotidiano livornese

Livorno, 28 novembre 2025 – “Neanche una riga sul caso Manetti, si è scelto di non dare la notizia politica dell’anno…Sul giornale non è uscito niente. Il burqa all’informazione, ai fatti, alla realtà”. È ancora bufera per Il Tirreno con la sfiducia a larga maggioranza (38 voti su 44 votanti) del Consiglio di Redazione al direttore Cristiano Marcacci. Dopo il caso del trasferimento dei poligrafici in Sardegna arriva un’altra tegola sul quotidiano livornese. Stavolta è la linea politica del giornale ad essere tirata in ballo e la questione investe in prima persona il nuovamente eletto Eugenio Giani a Presidente della Regione Toscana. Il comunicato sindacale parla chiaro, non si è voluto scrivere nulla sul “caso Manetti” ed in più, nonostante la notizia sia andata su tutte le più importanti testate e proprio grazie alla stampa si legge ancora, il caso sia diventato di rilievo nazionale, si è voluto dare spazio nelle stesse giornate in cui è esploso il “caso”, ad una lunga intervista a Giani in seguito ad una “visita” alla sede del giornale livornese. I giornalisti non ci stanno e si appellano alla libertà di stampa e la vertenza nel caso di un proseguimento in ambito legale, ha già ottenuto il pieno appoggio del sindacato dei giornalisti, l’Associazione della Stampa Toscana.

Il “caso Manetti”

Ma torniamo all’inizio, al fatto che ha destabilizzato il Consiglio di Redazione de Il Tirreno. Dobbiamo andare al 13 ottobre, quando Cristina Manetti, allora capo gabinetto del Governatore Giani, la stessa sera della vittoria delle elezioni regionali che poi la vedranno nominata come assessora alla cultura nella file del Partito Democratico, viene pizzicata dalla Polizia Stradale sull’A11 presso lo svincolo tra Montecatini Terme e Peretola a percorrere la corsia d’emergenza. Più di 400 euro di multa e dieci punti di patente tolti, nonché la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida da due a sei mesi. A soccorrerla sopraggiungono due auto, con a bordo tre persone, tra le quali il Governatore Giani e il consigliere regionale Alessio Spinelli. I due si prenderanno carico anche di accompagnare la Manetti presso il Prefetto per chiedere lumi sulla sanzione accessoria della sospensione della patente, sull’iter del ricorso e sull’esonero della misura per recarsi sul posto di lavoro. Nel frattempo la ex capo gabinetto e oggi assessora, dichiarerà di non aver percorso la corsia d’emergenza per saltare la coda che in quel frangente si era creata sull’A11, bensì di averlo fatto in seguito ad un giramento di testa a causa di un abbassamento di pressione, tanto è vero che sul posto la sera della contravvenzione, e ripetiamo pure della vittoria delle regionali, arriverà un’ambulanza. Nonostante le rimostranze la Manetti verrà rinviata all’ufficio prefettizio per le patenti di guida e la sanzione verrà confermata, nonostante il ricorso depositato, nella data del 10 novembre. Ma la questione diventa come si diceva di rilevo nazionale ed è la deputata di Fratelli D’Italia di Prato Chiara La Porta ad intervenire accusando Giani di “ingerenza”: “Giani & Manetti: Lei non sa chi siamo noi. E adesso il Presidente Giani come giustifica che il giorno delle elezioni è andato di persona da polizia stradale e Prefetto in sostegno alla sua capo gabinetto, oggi assessore, Cristina Manetti che era stata beccata a fare la furbetta in corsia d’emergenza a saltare la coda?”. La questione diventerà un’interrogazione parlamentare e sarà la sotto segrataria all’Interno Wanda Ferro a ricostruire come riportato i fatti.

Il comunicato sindacale del Consiglio di Redazione de Il Tirreno

L’assemblea dei redattori del Tirreno sfiducia il direttore Cristiano Marcacci. Con 38 voti su 44 votanti, i giornalisti del Tirreno stigmatizzano il comportamento di una direzione che, insediatasi il 26 giugno 2025, non si è mai presentata in assemblea per fornire la linea politico editoriale come prescritto dal contratto nazionale di lavoro – che prevede questo passaggio come primo atto del direttore – e soprattutto stigmatizzano la scelta di non pubblicare notizie di rilievo nazionale come il “caso Manetti”, l’ex capo di gabinetto del governatore Giani, e oggi assessora alla cultura.
Crediamo che in realtà proprio la rimozione di una notizia di quel valore costituisca l’esplicitazione di fatto di una linea editoriale precisa. Un silenzio narrante. Con profondo imbarazzo per la storia di questo giornale e la sua immagine di presidio di democrazia mai sottomesso al potere, ieri, 27 novembre 2025, il Tirreno si è distinto nel panorama della stampa nazionale, non solo toscana, per essere stato l’unico – l’unico – ad aver scelto (perché di una scelta precisa si tratta) di non pubblicare una riga sul “caso Manetti”. Si è scelto, cioè, di non dare la notizia politica dell’anno in Toscana. E allo stesso tempo, nello stesso giorno, di pubblicare un’intervista al presidente Giani a 48 ore dalle sue dichiarazioni fatte durante la visita al giornale, intervista che a posteriori appare apologetica e danneggia così perfino il collega che l’ha scritta, al quale peraltro non è stata data la possibilità di riaggiornarla almeno tentando di porre al governatore una domanda sul caso.
Sul giornale non è uscito niente. Il burqa all’informazione, ai fatti, alla realtà. Il contrario della nostra missione, dei nostri doveri professionali. Una contorsione anti-democratica inaccettabile che scredita il lavoro e la professionalità di tutti i giornalisti del Tirreno, poiché si tratta di fatti che erano conosciuti e descritti in un documento ufficiale del ministero dell’Interno.
Una decisione che ha avuto, ha e avrà ripercussioni enormi sulla credibilità della testata. Un fatto grave per chi ha scelto questo mestiere con passione, per chi – almeno fino a pochi anni fa – poteva vantare di farlo con la schiena dritta; certo, avendo di fronte a sé alcune stelle polari, ma senza condizionamenti tali che minassero la dignità professionale e quella del giornale.
Crediamo che perfino il lettore meno avvertito avrà notato questa rimozione. E quindi viene spontaneo chiedersi: perché un lettore dovrebbe alzarsi la mattina, fare la caccia al tesoro per trovare l’edicola, impazzire per un parcheggio o farsi chilometri a piedi prima di trovare un chiosco e scegliere il Tirreno? Perché dovrebbe spendere i soldi per un giornale che senza pudore le censura, le nasconde, le omette? Mi si nota di più se dico o se non dico? Ecco, ci siamo fatti notare da tutti. È un fatto gravissimo, e riportare la notizia il giorno dopo, cioè oggi, solo a seguito di un’assemblea dei giornalisti che a larghissima maggioranza stigmatizza la scelta, è addirittura imbarazzante. Considerate tutte le omissioni, le risposte non date dal direttore e dall’azienda, i giornalisti del Tirreno non possono restare in silenzio, ma rivendicano la libertà di stampa che ha sempre contraddistinto la storia della testata e che un gruppo editoriale degno di definirsi tale deve garantire.
Tutto questo avviene in una fase difficilissima, in cui l’azienda e il direttore, negli unici incontri concessi alla rappresentanza sindacale, non hanno mai fornito alcuna risposta alle vere emergenze del Tirreno: dai carichi di lavoro insopportabili al rischio di nuovi tagli, fino alla possibilità di un ennesimo aumento di una cassa integrazione quasi mai interrotta in cinque anni e di un accorpamento o chiusura di redazioni. Su tutto ciò la direzione non si è mai espressa né l’azienda ha proposto o ipotizzato un piano di rilancio, limitandosi a beneficiare dei contributi statali per le aziende in crisi, a tagliare stipendi e edizioni, facendo perdere radicamento e identità al giornale.
Per questo la sfiducia al direttore è anche un segnale all’editore e alla comunità dei lettori, un grido d’allarme per la salvezza del Tirreno.