Livorno, 21 gennaio 2026 – Un archivio inedito che comprende una serie di acquerelli disegnati sul retro di documenti di cancelleria degli uffici del campo di concentramento dell’Esercito Nazista, con i colori conservati fortunosamente dalla missione di “pittore di guerra” nella Nona Armata dell’Esercito Italiano in Albania e nei Balcani, le matite bagnate con la saliva e quei disegni miracolosamente integri e meravigliosi, realisti e intrisi di surrealismo emotivo, che ritraggono episodi di vita quotidiana, la messa e le funzioni funebri celebrate all’interno del campo di concentramento, i ritratti dei soldati, i dipinti realizzati nelle occasioni del compleanno della figlia e della moglie, che costituiscono una serie di testimonianze struggenti di un’esperienza storica e personale indelebile. Ghigo Tommasi, ultimo discendente della gloriosa famiglia di pittori dei Tommasi, che annovera insieme a lui, i fratelli Angiolo e Ludovico e il cugino Adolfo. Nel 1943 fu pittore di guerra per l’Italia nei Balcani e dopo l’armistizio dell’8 settembre fu catturato dai nazisti e fatto prigioniero come Imi, Internati Militari Italiani, in barba alle leggi del trattato di Ginevra, in un campo di concentramento e di lavori forzati ad alta mortalità in Germania, a Ziegenhain. Solo seicento calorie al giorno, faticosissimi lavori forzati nelle città vicine e un freddo gelido e insopportabile, fino a venti gradi sottozero o più ancora, vestito solo con una giacca. Un dramma infinito che vide Ghigo Tommasi tra i pochi sopravvissuti. La prigionia durò due anni, fino al 1945 in seguito alla liberazione da parte dell’esercito americano. Riuscì a riportare a casa 44 acquerelli su cartoncino delle dimensioni di 10,5 centimetri per 15 e 27 disegni a matita su cartoncino e 10 cartoncini 14 per 20 con disegni a matita. I colori sono tenui e le sfumature evaporano in un realismo etereo, drammatico e vitale al tempo stesso. Una dimensione realistica e terribile della condizione umana, rara e inestimabile a livello storico e umano, per la dignità e i sentimenti rappresentati. Gli acquerelli sono perfettamente conservati e fanno parte dell’archivio Ghigo Tommasi, curato dalla nipote Alessandra Rey, e ancora non sono mai stati esposti e presentati al pubblico.
Ghigo Tommasi
Ghigo Tommasi nasce a Firenze il 24 maggio nel 1906 da papà Eugenio, dirigente delle ferrovie e da mamma Maria Borghini in zona San Gallo, cresce in un ambiente artistico molto vivace e rimane affascinato dall’arte degli zii Angiolo, pittore, e Lodovico, anch’egli pittore e valente violinista. Diventati allievo di Lodovico imparerà da lui la composizione e la scelta delle prospettive e a far “dialogare i colori”. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, nel ’43, a 37 anni, verrà arruolato con il battaglione dell’Esercito Italiano di stanza a Tirana, in Albania. La missione di documentazione storica lo vedrà impegnato nel realizzare diari e dipinti raffiguranti operazioni di guerra e di vita quotidiana delle truppe. Le sue opere verranno esposte nel ’43 a Roma e verranno ritrovate e riesposte nel 2017 sempre a Roma grazie all’Istituto Storico degli Artisti in Guerra dell’Esercito Italiano. L’8 settembre, dopo l’armistizio, verrà fatto prigioniero dai nazisti. Rientrerà in Italia a Livorno dove terrà il suo studio per tutta la vita e nel 1964 entrerà a far parte del Gruppo Labronico, presieduto allora da Romiti, ricevendo il sostegno di artisti quali March, Natali e altri e collaborando con loro. La sua opera affronterà le tematiche degli antichi mestieri e dei lavori umili, dipingerà la Maremma con i suoi pastori, butteri, cacciatori, mandriani e i suoi paesi, come Santa Fiora. Esporrà in Italia e all’estero e sarà sostenuto dalla Galleria Cancelli di Firenze. (Contenuto realizzato in collaborazione con AlessandraRey, tutte le immagini sono coperte dal diritto d’autore dell’archivio Ghigo Tommasi)
















