

Pisa, 6 maggio 2026 – Spazio anche a un grande livornese nella mostra di Palazzo Blu dedicata ai fratelli Gioli, entrambi post macchiaioli, specializzati nella raffigurazione della campagna pisana. Si tratta del “nostro” Angiolo Tommasi (1858-1923) che porta in esposizione il quadro “Benedizione di Campagna”, eseguito nel 1885 a Crespina. La scena ritrae un momento di vita rurale, con i contadini riuniti davanti alla chiesa di San Michele per ricevere la benedizione. Opera monumentale, circa 2 metri per 2 e 80, realizzata con tecnica a olio su tela, è una delle prime opere di “Cronaca dal Vero” dell’artista livornese, che innoverà questo tratto artistico e sociale a livello nazionale e internazionale, andando ad influenzare insieme a Fattori, Pellizza Da Volpedo, che realizzerà il celeberrimo “Quarto Stato”. La cronaca dal “vero” alla fine dell’ottocento irrompe nella scena artistica nazionale e internazionale, con la letteratura francese di Emile Zola, l’opera italiana con Mascagni e Puccini, intimi amici di Tommasi e la pittura, come detto. Dai macchiaioli al paesaggio, la realtà diventa “degna” di essere rappresentata nella sua “verità” e non solo nella sua rappresentazione realista. In seguito con la “pittura dal vero” saranno la gente e il popolo a essere raffigurati nella loro realtà di fatica e di povertà, come nel lavoro in mezzo ai campi. La forza “reale” delle figure umane di Tommasi è immensa, sono imponenti e centrali nella raffigurazione, nel loro essere, nel loro agire e nel loro fare. Eseguono il loro lavoro e la loro realtà in maniera naturale, senza filtri, apparentemente disinvolti e partecipi in una storia infinita di difficoltà e disperazione. La stessa potenza umana e reale che dimostrano le figure del noto quadro di Tommasi, I Migranti (1896, 262 cm per 433 cm) di dimensioni veramente colossali, esposto alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, diventato con una meravigliosa metafora poetica il piccolo ma grande francobollo che lo Stato Italiano ha usato per celebrare i 150 anni dell’Unità. Tommasi insieme all’anarchico Pietro Gori è stato protagonista della spedizione in Patagonia che vide i due impegnati a documentare con resoconti e dipinti l’ancora quasi del tutto inesplorata “Terra del Fuoco” per conto del governo argentino, protagonista di una crisi sull’orlo dello scontro militare con il Cile, per il possesso di quel territorio. Proprio la famiglia di armatori livornesi Orlando, amici e frequentatori insieme a Puccini e ad altri del “Circolo della Bohème” di Torre del Lago, furono incaricati dalla Marina Militare Argentina di fornirgli quattro potenti navi da guerra. Tommasi in Patagonia realizzò numerosi dipinti come “pittore ufficiale di corte” del governo argentino, raffiguranti i paesaggi ghiacciati e la natura selvaggia e numerosi ritratti degli ultimi indios sudamericani. La storia della spedizione di Angiolo Tommasi e Pietro Gori in Patagonia è raccontata in due puntate sul primo e sul secondo numero della nostra rivista cartacea “Orizon”.
Angiolo Tommasi “La benedizione “ Prima opera di Cronaca sociale, Crespina 1885.
Alla Promotrice Fiorentina dell’85 presenterà l’opera col titolo “Studio dal vero” successivamente ripresentata a Livorno con il titolo “La benedizione” , successivamente rettificata in “All’elevazione” e presentata nel 1887 a Venezia. Tecnica olio su tela cm 197 x 282, Collezione privata. (Nota dell’Archivio Ghigo Tommasi)












