Livorno, 13 luglio 2025 – Molte regioni e comuni italiani, soprattutto in Emilia Romagna e Toscana, stanno aderendo al movimento pro Palestina e alle mozioni del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle che propongono l’interruzione dei rapporti diplomatici con lo stato di Israele. Anche il nostro consiglio comunale nella seduta del 7 luglio ha approvato una mozione in merito. Non si è fatta attendere la risposta della comunità ebraica livornese con la presidente dell’associazione Italia – Israele di Livorno Celeste Vichi che ha scritto una lettera al sindaco. Oltre alla “perplessità” espressa per la mozione approvata, la lettera di Celeste Vichi riporta anche le recenti polemiche per la partecipazione della Brigata Ebraica alla manifestazione del 25 aprile, le scritte contro Israele comparse circa un mese fa davanti al Mercato Centrale, che hanno sollevato un vespaio sul termine “antisemitismo” e varie altre questioni ideologiche e politiche, tra cui l’uguaglianza di genere e la condizione della donna nei paesi arabi, mentre Salvetti continua a litigare con Guarducci e la destra sull’opportunità di intitolare una via a Oriana Fallaci, e trattandosi di una guerra si parla purtroppo anche di morti, di chi ha torto e di chi ha ragione, di chi ha subito più vittime, come e perché. La comunità ebraica livornese prima della Shoa era una delle più numerose, importanti, influenti e ricche, d’Europa, Livorno ha sempre vantato e rispettato il suo spirito tollerante nei confronti della comunità ebraica, la quale ha avuto una tradizione artistica e culturale di grande spessore, dando i natali a tre pittori del calibro di Modigliani, Corcos e Ulvi Liegi e a tante altre personalità, nel campo della politica e della scienza, tra cui anche uno storico sindaco, il fratello di Modigliani, Emanuele. Celeste Vichi tira in ballo diverse accuse, alla consigliera Bertozzi che avrebbe diffuso dati errati sul numero delle vittime, a Salvetti stesso che avrebbe attaccato la consigliera di Fratelli d’Italia Marcella Amadio accusandola di un voltafaccia, a Stella Sorgente per le sue parole riguardo alle dichiarazioni di Rosy Bindi dopo il 25 aprile e non si salverebbe neanche la vice sindaca Libera Camici per quanto riguarda la questione femminile. Questa la lettera di Celeste Vichi al sindaco Luca Salvetti:
LETTERA AL SINDACO DI LIVORNO
Considerazioni sulla mozione consiliare del 7 luglio e sulla posizione del Comune di Livorno nei confronti dello Stato di Israele
Illustrissimo Sindaco Salvetti,
Le scrivo in riferimento all’impegno assunto dal Comune di Livorno durante la seduta del Consiglio Comunale del 7 luglio scorso, nel corso della quale è stata votata e approvata la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle per l’interruzione di ogni forma di relazione istituzionale con lo Stato di Israele.
Al di là delle valutazioni sul potenziale danno – anche erariale – che tale decisione potrebbe comportare, sono rimasta profondamente colpita dalla solidarietà espressa verso questa mozione da forze politiche di estrema destra e dalle Sue parole rivolte alla consigliera Amadio, quando ha affermato: «Ci ricordiamo perché lei partecipava in passato alle manifestazioni pro-pal». E ancora: «Tanto si sposta a destra che ce la ritroviamo a sinistra». Tali espressioni sembrano suggerire che lo slogan “Free Palestine” – che in alcune sue declinazioni più estreme invoca la cancellazione dello Stato di Israele e dei suoi 9 milioni di abitanti, in gran parte ebrei – rappresenti un punto di convergenza tra ideologie che si dichiarano storicamente contrapposte.
Le 1.200 vittime del 7 ottobre, perlopiù giovani che partecipavano al Nova Festival o famiglie sterminate brutalmente, donne brutalizzate, bambini arsi vivi, tutto questo è avvenuto sotto il grido «Uccidiamo gli ebrei, Allahu Akbar» con un chiaro intento genocidario. Trovo preoccupante che, davanti a tali eventi, si sia potuta sviluppare un’area di condivisione ideologica così trasversale.
La ringrazio per aver spiegato, durante il Consiglio, le ragioni per cui il Comune ha esposto la bandiera della Pace invece di quella israeliana dopo i fatti del 7 ottobre. Lei ha dichiarato che «già sapevamo che Israele avrebbe messo in atto una vendetta». Tuttavia, ciò che Israele ha subìto nei giorni immediatamente successivi è stato il lancio di oltre 30.000 razzi e una vera e propria dichiarazione di guerra condotta nella maniera più brutale e sanguinaria da una forza militare – Hamas – che si è rafforzata anche grazie ai finanziamenti provenienti dal mondo libero.
Questa minaccia, affiancata da Hezbollah e sostenuta dall’Iran, ha messo Israele in una condizione di assedio continuo, aggravata da operazioni simultanee anche in Cisgiordania e dagli Huti in Yemen. Vale la pena ricordare che nella piazza centrale di Teheran è stato installato un orologio che segna il conto alla rovescia per la distruzione di Israele con un’arma nucleare.
E Lei, Signor Sindaco, in Consiglio Comunale, ha liquidato la legittima autodifesa dello Stato d’Israele definendola semplicemente come una “vendetta”.
Ferme restando le esigenze di equilibri politici locali, sarebbe auspicabile che il rappresentante della nostra città coltivasse una visione politica più ampia. Non è un caso che l’attacco del 7 ottobre sia avvenuto alla vigilia della prevista firma dell’estensione degli Accordi di Abramo tra Israele e l’Arabia Saudita, un’intesa che avrebbe riconosciuto pienamente lo Stato di Israele aprendo a rapporti commerciali, culturali, scientifici e di difesa. L’Arabia Saudita non è uno Stato qualsiasi: è la custode della Mecca, un punto di riferimento centrale per il mondo musulmano sunnita. La firma di tali accordi avrebbe rappresentato una rottura netta tra il mondo sunnita e l’estremismo sciita iraniano, isolando ancor di più l’Iran, potenza nucleare temuta anche dai Paesi arabi moderati.
Durante la seduta consiliare, è emersa inoltre una significativa disinformazione, in particolare da parte della Consigliera Denise Bertozzi (AVS), la quale ha citato un numero di 400.000 vittime palestinesi, un dato palesemente errato – probabilmente frutto di uno zero in più – rispetto alle circa 40.000 vittime indicate dal Ministero della Sanità di Hamas, unica fonte disponibile ma non imparziale. Ricordo che, come avvenuto anche nella nostra Livorno durante la Seconda Guerra Mondiale, in guerra non si usano coriandoli, e che Hamas governa con un regime fondamentalista che impone la narrazione ufficiale a chiunque desideri vivere o operare a Gaza. Ci si potrebbe dunque chiedere: dobbiamo condannare anche i bombardamenti alleati che liberarono l’Italia dal nazifascismo?
Anche prendendo per buoni i numeri forniti, si rileva che le vittime sono in larga parte uomini in età da combattimento. Questo non sminuisce il dolore per i civili uccisi, ma dimostra che i bombardamenti israeliani non sono indiscriminati, e che manca qualsiasi prova di una volontà genocidaria da parte del governo israeliano.
Mi è dispiaciuto inoltre ascoltare il riferimento della Consigliera Sorgente all’invito rivolto da Rosi Bindi alla Comunità Ebraica di Livorno di prendere le distanze dallo Stato di Israele e dal suo governo, una richiesta che si configura come una forma di abiura. Desidero ricordare che Livorno ha adottato la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, che considera antisemita “ritenere gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello Stato di Israele”.
Allo stesso modo, sarebbe stato opportuno un Suo intervento in occasione delle celebrazioni del 25 aprile, quando gruppi pro-palestinesi hanno pubblicamente dileggiato la Comunità Ebraica di Livorno, che partecipava con le insegne della Brigata Ebraica. Manipolare la storia, e attribuire agli ebrei le colpe dei loro persecutori, è una forma di antisemitismo.
Comprendere cosa rappresenta realmente lo Stato di Israele, sia per dimensioni che per condizioni geografiche, è essenziale. Israele è grande quanto l’Emilia-Romagna. Gaza dista da Tel Aviv poco più di 70 km, ovvero la stessa distanza tra Livorno e Piombino. Se i Suoi concittadini fossero costretti ogni giorno a lasciare le loro case per rifugiarsi nei bunker, cosa direbbe loro, Signor Sindaco?
Israele ha dovuto evacuare 100.000 persone nel nord del Paese a causa dei razzi di Hezbollah. Nessuno in Consiglio ha ricordato che i kibbutz attorno a Gaza – dove si tentava la convivenza pacifica – oggi non esistono più.
Per queste ragioni le consiglio di fare una visita in Israele – come personalmente l’ho sollecitata a fare – per toccare con mano la realtà di un Paese che vive una minaccia esistenziale costante, dove sarebbe gradita anche la presenza della Vicesindaca: Israele è una democrazia dove non esiste l’apartheid, dove due partiti arabi siedono in Parlamento e dove le donne ricoprono ruoli di rilievo. Diversamente da quanto avviene sotto la jihad di Hamas, dove gli omosessuali vengono perseguitati e uccisi.
Questo per risponderle anche alle insinuazioni di una sterile polemica che lei ha richiamato in consiglio, circa una infelice battuta di un partecipante alla manifestazione organizzata dall’Associazione Italia Israele di Livorno dopo il 7 ottobre, che contestava la presenza femminile dalla Vicesindaco con un commento non rispecchia in alcun modo la nostra posizione.
Infine, pur comprendendo e condividendo il dolore per le sofferenze del popolo palestinese – conseguenza di una guerra scatenata da Hamas e subita da Israele – temo che i fatti daranno ragione a chi, come noi, ritiene che chi si affida al terrorismo si condanna inevitabilmente al martirio. Non per la pace, ma per la distruzione di Israele. I 70 anni di storia dello Stato ebraico dimostrano che, qualunque sia il governo in carica, Israele difenderà sempre la propria popolazione civile: questa è la chiave della sua sopravvivenza.
Celeste Vichi
Presidente Associazione Italia-Israele di Livorno












