Livorno, 23 marzo 2026 – Non un gesto da ragazzi, ma un segnale che richiede una presa di posizione chiara. La presidente della Provincia di Livorno, Sandra Scarpellini, interviene duramente dopo il ritrovamento di alcuni striscioni con riferimenti al fascismo appesi alla scala antincendio del Liceo Cecioni.
Secondo Scarpellini, non si tratta di un’azione improvvisata o di una semplice bravata. Gli striscioni, quattro in tutto, sarebbero stati preparati e posizionati con intenzionalità, richiamando esplicitamente il motto “credere, obbedire, combattere”, simbolo di un’ideologia legata a supremazia, razzismo e guerra.
La presidente invita a non fermarsi alla condanna formale, ma ad aprire una riflessione più ampia, soprattutto nel mondo della scuola. “Non serve convincere chi ha compiuto questo gesto – sottolinea – ma confrontarsi con tutti gli altri, studenti, docenti e istituzioni, per ribadire con forza il rifiuto di certi messaggi nei luoghi della democrazia”.
Per Scarpellini, la scuola resta il luogo centrale per costruire consapevolezza e senso civico. Da qui la necessità di lavorare sulle radici del problema, attraverso la conoscenza della storia e una maggiore attenzione al presente, evitando risposte solo punitive che rischiano di non incidere davvero.
L’appello è rivolto anche alla politica e alle istituzioni: serve una condanna unanime e senza ambiguità, accompagnata da un impegno concreto per rafforzare i valori di libertà e convivenza civile. “Va costruito un vero patto di civiltà e umanità – afferma – che sia l’esatto contrario dei messaggi veicolati da quegli striscioni”.
Un episodio che, secondo la presidente, richiama alla memoria le conseguenze più drammatiche del passato, dalle leggi razziali alla soppressione delle libertà, fino alla guerra e alla sofferenza.
Infine, un messaggio alla città: Livorno resta profondamente antifascista, ma non servono reazioni scomposte. Piuttosto, parole chiare e un dialogo aperto, soprattutto con i più giovani. “Come Provincia – conclude – siamo disponibili a confrontarci con i ragazzi non solo sui problemi materiali delle scuole, ma anche sul disagio di una generazione che spesso si sente sola e cerca risposte dove non dovrebbero essere trovate”.











