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Appuntamento con la storia del giornalismo italiano il 9 luglio a LeggerMente con Giuliana Sgrena

Presenta il suo libro: "Me la sono andata a cercare, diario di una reporter di guera"


Livorno, 6 giugno 2025 – Appuntamento con la storia del giornalismo italiano mercoledì 9 luglio a LeggerMente con Giuliana Sgrena. Nata in Piemonte nel 1948 Giuliana Sgrena è la decana del giornalismo italiano. Per anni storica corrispondente per l’estero per Il Manifesto nelle guerre in Medio Oriente, Algeria, Somalia, Iraq e Afghanistan, vent’anni fa fu sequestrata a Baghdad da un gruppo jihadista durante il conflitto con gli Stati Uniti, storica la sua testimonianza quando fu liberata e il poliziotto Nicola Calipari rimase ucciso dal fuoco amico statunitense durante il trasferimento in auto dal luogo di prigionia. Giornalista e scrittrice, è stata anche corrispondente per il quotidiano tedesco Die Zeit e per Rainews24. Numerose le sue pubblicazioni come autrice, sempre perseguendo i suoi ideali pacifisti e di uguaglianza di genere, con particolare riferimento alla condizione femminile nei paesi arabi. Questo il contributo della rassegna letteraria sull’evento e sul libro di Giuliana Sgrena, “Me la sono andata a cercare, diario di una reporter di guerra”: “In queste pagine intense e coraggiose, Sgrena ripercorre trent’anni di giornalismo di guerra vissuto in prima linea, da donna. Dall’Algeria all’Iraq, dalla Somalia all’Afghanistan, raccontando da testimone diretta i conflitti più devastanti del nostro tempo e mostrando come la guerra sia tornata a essere una condizione ordinaria, in cui i popoli vengono oppressi, le donne violate, le verità manipolate. Si fa spazio uno sguardo che si sofferma sulle vittime, sulle sopravvissute, sulla forza e la resistenza di chi si trova a vivere sotto le bombe. Emergono incontri straordinari e il ricordo commosso di colleghe come Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, uccise per aver scelto di non tacere. Sgrena non elude neppure il dolore più intimo: il senso di colpa per la morte di Nicola Calipari, l’agente del Sismi che la liberò dal sequestro in Iraq nel 2005, ucciso da colpi americani durante il rientro verso l’aeroporto. Un lutto che si è sommato all’ingiusta accusa di aver “cercato” ciò che le era accaduto, solo perché donna, solo perché “non avrebbe dovuto essere lì”.