Livorno, 13 gennaio 2025 – Nel centrodestra livornese è in corso la tempesta perfetta. Una di quelle interne alle coalizioni che fanno gongolare chi sta dall’altra parte. Lo scontro politico è ormai aperto e senza più filtri. E stavolta forse è irreparabile. Le parole del consigliere comunale di Forza Italia Alessandro Guarducci, che nei giorni scorsi ha teorizzato un’opposizione più costruttiva e non oppositiva ad ogni costo, hanno provocato una reazione durissima da parte di Fratelli d’Italia.
A rispondere sono stati Alessandro Perini e Marcella Amadio, che in un post pubblico hanno respinto al mittente le accuse di “becerismo” rivolte da Guarducci a una parte del centrodestra, leggendo nelle sue dichiarazioni un pericoloso avvicinamento politico alla sinistra.
Secondo Perini e Amadio, il nodo non è il confronto sui singoli atti, ma il ruolo stesso dell’opposizione. Per Fratelli d’Italia, l’attività consiliare deve essere prima di tutto controllo rigoroso dell’amministrazione Salvetti, senza aperture che rischino di apparire come legittimazioni politiche della maggioranza. Una linea che, rivendicano, ha dato risultati concreti sul piano della vigilanza e della trasparenza.
Nel mirino finisce anche il modo di fare opposizione di Guarducci, accusato di concentrarsi su battaglie marginali e di cercare visibilità politica più che una visione complessiva per la città. Non manca l’affondo sul piano politico-elettorale: il progetto di un “nuovo centrodestra” promosso da Guarducci viene definito già bocciato dagli elettori, sia alle comunali sia alle regionali.
Dal canto suo, Guarducci respinge con decisione l’idea di un dialogo con la sinistra e ribadisce la propria collocazione nel centrodestra, sostenendo però che un’opposizione credibile debba anche saper distinguere tra ideologia e interesse della città, senza respingere automaticamente ogni proposta solo per la provenienza politica.
Una posizione che ha ulteriormente acceso la miccia. Anche all’interno di Fratelli d’Italia si sono registrate prese di distanza e chiarimenti, con esponenti del partito che hanno rivendicato il diritto di non essere etichettati come “beceri” e di lavorare per un centrodestra di governo, ma senza ambiguità.
Il risultato è una frattura sempre più evidente: da una parte chi rivendica un’opposizione netta, identitaria e senza aperture; dall’altra chi propone un centrodestra più dialogante e riformista. Una spaccatura che va avanti da prima della tornata elettorale delle comunali in cui trionfò Salvetti, ma che adesso appare insanabile.










